Le relazioni tra i giovani in epoca di Covid. | Michele Canil
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Le relazioni tra i giovani in epoca di Covid.

Relazioni tra giovani in epoca di covid

Le relazioni tra i giovani in epoca di Covid.

LE RELAZIONI TRA I GIOVANI IN EPOCA DI COVID. INTERVISTA AL DOTT. CANIL. PARTE 2. PARTE 1.

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I: Ben ritrovati, stiamo parlando di giovani di ieri e di oggi e di come sono cambiate le relazioni in compagnia del dottor Michele Canil, psicoterapeuta a Treviso. Dottore, quando c’è un grado elevato di dipendenza genitori-figli, quali disturbi possono insorgere?

D: Il grado di dipendenza affettiva è sempre un aspetto molto importante nella qualità delle relazioni. Partiamo da un’idea di base: non si può non dipendere. In un certo senso un piccolo grado di dipendenza è necessario. Noi nasciamo all’interno di un rapporto di dipendenza che è quello con la mamma, che poi si allargherà a quello paterno e alle figure di care-giving. Da quel rapporto di dipendenza dove la persona fondamentale è quella che ci accudisce, poi si complica un po’ il mondo, ovvero il nostro grado di dipendenza tende un po’ a suddividersi. Questo passaggio diventa fondamentale nell’adolescenza, in cui andiamo a disperdere la quantità di dipendenza con le figure genitoriali con il resto del mondo. E’ un passaggio molto importante perchè se non riesce succede che tendiamo a ricorrere troppo spesso all’aspetto di maternage che però il resto del mondo non sarà in grado di dare allo stesso modo. Accade che le persone che restano bloccate su quel tipo di dipendenza estrema, quelli che socialmente definiamo “viziati”, tenderanno ad avere troppe esigenze verso ad esempio il partner o il datore di lavoro e queste sono relazioni destinate a fallire: non possiamo chiedere al nostro partner di vivere esclusivamente per noi. Le persone con dipendenze troppo esclusive in età adulta tendono a soffrire.

Un altro aspetto è il tipo di attaccamento: studi importanti hanno evidenziato il tipo di attaccamento sicuro dove la persona che accudisce può anche arrabbiarsi con il bambino, ma non deve mai mettere in dubbio di poterci essere, la stabilità diventa fondamentale. Uno scalino successivo è l’attaccamento insicuro dove l’idea di continuità vacilla: i bambini cominciano ad essere insicuri, arrabbiati, hanno reazioni scontrose rispetto alle figure di attaccamento perchè percepiscono che non c’è molta continuità. L’attaccamento disorganizzato dove i bambini hanno ahimè subito una serie di traumi (sia da eventi drammatici che da piccoli eventi traumatici ma ripetuti nel tempo): questo tipo di attaccamento purtroppo farà sviluppare in età adulta molte patologie psicologiche importanti. E’ bene quindi prevenire sempre questa parte.

I: Quando raccontiamo episodi di violenza domestica o di femminicidio diamo sempre la colpa all’eccessiva dipendenza affettiva, ma possiamo ricercarne le cause anche in età più giovane?

D: Assolutamente sì. Chiaramente questo è un compito che spetta a noi specialisti che ci occupiamo di questi casi drammatici e che a volte siamo coinvolti come tecnici per le perizie nei processi giudiziari. Pensiamo al fatto di cronaca che spesso purtroppo leggiamo sui giornali dove l’uomo violento, possessivo che ha sovente tratti narcisistici che compie un atto drammatico verso una donna che nella media dei casi purtroppo ha già subito delle violenze, che è come se fosse un po’ rassegnata a quel mondo perchè fa già parte della sua infanzia, della sua abitudine precedente. Se andiamo ad esaminare la situazione, vediamo che il tutto si è creato nelle rispettive famiglie dove per la vittima c’è una tendenza alla dipendenza estrema, al subire in silenzio, al percepire di non valere molto, come se la violenza non fosse nient’altro che ciò che si merita; molte volte vi è un atteggiamento difensivo nei confronti dell’aggressore perchè teme di perdere quelle attenzioni malsane ma che comunque fanno parte di qualcosa di familiare, conosciuto; per l’aggressore invece vi è stata sicuramente familiarità con l’aspetto aggressivo violento o di eccessivo potere all’interno della famiglia, come se avesse imparato a manipolare anche i genitori e quindi si crea un senso di onnipotenza. Pertanto i bisogni non soddisfatti diventano spesso uno scatenarsi di violenza tesa al pretendere che i propri bisogni siano soddisfatti. E’ chiaro che è un meccanismo che si è inceppato molti anni prima.

I: In chiusura, i giovani d’oggi si corteggiano ancora?

D: Nella mia esperienza di psicologo a Treviso, io noto che pochi si corteggiano ancora; molti hanno una metodologia piuttosto spiccia che in molti casi non porta a molto ma che purtroppo sembra essere un po’ figlia dei nostri tempi. E’ un peccato; io invito sempre i giovani a sviluppare un aspetto emotivo di relazione e quindi a lavorare, a sudare per ottenere l’affetto che disiderano.

I: Regalare magari un fiore, un libro.. Un piccolo gesto che possa essere magari una spinta a rivolgersi in maniera alternativa all’altra persona. Siamo in chiusura, io ringrazio il dottor Michele Canil, neuropsicologo e psicoterapeuta a Treviso e Vittorio Veneto. Grazie per essere stato con noi.

D: Grazie a voi.

Dott. Michele Canil

Psicologo, Psicoterapeuta

Neuropsicologo, Ipnosi clinica

Terapeuta EMDR

Perfezionato in Psicofisiologia clinica, Genetica, Nutrizione.

Vice rettore dell’Accademia Internazionale Costantiniana delle Scienze Mediche Giuridiche e Sociali.

Opera nelle città di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso.

Il dott. Canil si occupa da molti anni di diagnosi e cura della depressione a Treviso, Conegliano e Vittorio Veneto. Oltre a ciò tratta molti disturbi psicosomatici, si occupa di cura dell’ansia e di attacchi di panico e molti altri tipi di disturbi. Opera in strutture ospedaliere ed in studio privato di Psicologia, Psicoterapia e Neuropsicologia.

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