Psicosi da coronavirus | Michele Canil Psicologo Treviso
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PSICOSI DA CORONAVIRUS

Psicosi da coronavirus. Intervista al dott. Canil

PSICOSI DA CORONAVIRUS

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CORONAVIRUS E PSICOSI DI MASSA

Intervista per “Voi”, marzo 2020

Negli ultimi giorni si parla di una vera e propria psicosi da coronavirus che sembra aver colpito l’Italia e più in generale l’Europa.

PSICOSI DA CORONAVIRUS. DI COSA SI TRATTA?

Il fenomeno Coronavirus, o meglio, l‘epidemia del virurs covid-19 ha suscitato molta attenzione mediatica e clinica per la velocità con cui è avvenuto il contagio a partire dalla città di Whua,n in Cina.

Inoltre, alcune informazioni sbagliate (fake news) hanno amplificato preoccupazione e terrore nelle persone in modo a volte davvero immotivato.


Qual è la ragione dello sviluppo di questa psicosi?

Come si diceva, la causa è la cattiva informazione, talvolta troppo frettolosa nel divulgare notizie non sempre scientifiche, oltre che con modalità che spesso non hanno lasciato spazio a riflessioni individuali più razionali.


PSICOSI DA CORONAVIRUS. Come si manifesta nel concreto?

Essenzialmente le cosiddettepsicosi (termine che clinicamente indica un’altra patologia ma nel linguaggio comune indica un terrore di massa) nascono dalla confusione e dalla paura di chi riceve l’informazione: in un domino di paure viene veicolato un messaggio ansiogeno (che produce ansia) che nell’effetto “telefono senza fili” si innesta in un canale comunicativo sia di massa che di passaparola.


PSICOSI DA CORONAVIRUS. Quali sono i soggetti maggiormente predisposti?

Premettiamo che, al di là della reale gravità di una notizia comunicata, ciascun essere umano ha un proprio “filtro” percettivo ed interpretativo con cui assimila i significati e le implicazioni personali (ovvero l’anticipare nel pensiero conseguenze ed implicazioni).

Da studi condotti nel secolo scorso si evince come l’effetto più “drammatico” nell’impatto di una notizia avvenga soprattutto nelle persone che hanno una base ansiosa di personalità o che si trovano in una fase di fragilità o disagio personale; oppure che hanno avuto poca stabilità dalle figure genitoriali nella prima infanzia o subito traumi.


Perché spesso in situazioni di presunta emergenza come quello vissuto in questi giorni, anzichè sviluppare un atteggiamento di collaborazione ed empatia tra connazionali si creano episodi di “emarginazione” e diffidenza verso il prossimo?

La risposta sta in una sorta di predisposizione naturalmente “ancestrale”, e che appartiene a molti mammiferi, nel porre in “emarginazione” chiunque nella propria specie abbia segni diciamo anomali. L’istinto di preservazione della specie, nella paura, prende spesso il sopravvento.


Come spiega il razzismo (che è addirittura sfociato in violenza in un supermercato nel quale un italiano ha picchiato un presunto cinese accusandolo di aver infettato il paese) e il boicottaggio dei cinesi nel nostro paese?

Credo vada fatta un’importante disambiguazione tra le persone che evidentemente hanno già una predisposizione ad atti violenti e scarso controllo di sé ed altre persone che potrebbero solo avere un senso di diffidenza accentuato ma che mai arriverebbero a superare un limite di rispetto umano.

Dietro ogni diffidenza si cela paura ed inconsapevolezza.


PSICOSI DA CORONAVIRUS. Che ruolo giocano i social media e i media in tutto questo?

Direi un ruolo importante. Se da un lato c’è chi ha diffuso correttamente le notizie dei leader e cliniche, dall’altro diversi canali comunicativi hanno dato enfasi eccessiva.

Inoltre nell’era di internet molte persone per fare chiarezza hanno attivamente ricercato informazioni in rete ma senza la possibilità di poter selezionare le fonti più attendibili da quelle meno.


L’OTS ha parlato di infodemia, di cosa si tratta?

Con infodemia si intende l’eccessiva circolazione di informazioni contraddittorie, non vagliate dai tecnici e, peggio, non verificabili. Il tutto in un momento in cui la necessità di informazione è senz’altro massima. Questo produce paura, confusione e difficoltà nell’orientarsi psicologicamente sul da farsi.


Come possiamo spiegare ai più piccoli e agli anziani cosa sta succedendo senza allarmarli in maniera eccessiva?

In tal senso è importante riferire in modo semplice cosa sta accadendo; tenere un tono quanto più possibile neutro, comunicare le modalità di trasmissione e le precauzioni in modo semplice e chiaro.


Come arginare invece nel nostro quotidiano questa psicosi?

Innanzitutto selezionando le fonti da cui informiamo noi stessi. Poi sarà più semplice comunicare anche agli altri ciò che abbiamo letto o ascoltato senza così diffondere e “contagiare” anche l’ansia.



. Michele Canil
Psicologo , Psicoterapeuta
Neuropsicologo, Ipnosi clinica
Perfezionato in Psicofisiologia clinica, Genetica, Nutrizione. Opera nelle città di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso. Il dott. Canil si occupa da molti anni di diagnosi e cura della depressione a Treviso, Conegliano e Vittorio veneto. Oltre a ciò tratta molti disturbi psicosomatici, si occupa di cura dell’ansia e di attacchi di panico e molti altri tipi di disturbi. Opera in strutture ospedaliere ed in studio privato di Psicologia, Psicoterapia e Neuropsicologia.

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