Molestie sul luogo di lavoro. Parte 1 | Michele Canil
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Molestie sul luogo di lavoro. Parte 1

Molestie sul luogo di lavoro. Parte 1

Molestie sul luogo di lavoro. Parte 1

PARTE 1. Molestie sul luogo di lavoro, violenza, mobbing

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I: Ben ritrovati in studio in diretta straordinaria Antenna Tre, parliamo quest’oggi di molestie, di violenza, di mobbing e dunque discriminazioni sul luogo del lavoro e del bonus psicologo. Lo faremo in compagnia del mio ospite che vi presento subito: il dottor Michele Canil, neuropsicologo e psicoterapeuta a Treviso. Buongiorno e ben trovato nei nostri studi. Partiamo dal caso che ha fatto molto scalpore: delle molestie all’adunata degli alpini e in questi giorni anche le molestie al cantante Blanco che, ho letto sui giornali, è stato palpeggiato durante un concerto. Sono temi caldi che aprono spunti di riflessione. Che differenza c’è tra apprezzamenti e vere e proprie violenze sessuali?

D: Una domanda quanto mai attuale perché molte persone si stanno chiedendo quale sia il sottile confine tra l’uno e l’altro. Spesso qualcuno ironicamente chiede proprio “Ma fin dove può arrivare ancora il corteggiamento perché non diventi un reato penale?”. Senza entrare in temi giuridici diciamo così: da un punto di vista psicologico chiaramente la differenza la fa il fatto che un’azione volta all’avvicinamento affettivo relazionale piuttosto che sessuale sia consentito da ambedue le parti in gioco o meno. Dal  momento in cui dall’altra parte chi subisce una, chiamiamola in modo generico, “avance”, comincia a manifestare ben poca intenzione o addirittura si sente leso nella dignità personale, allora lì si configura un atto di cosiddetta molestia. E’ pur vero che anche nell’ambito forense qualcuno dice che già un’azione singola può essere considerata molestia se dall’altra parte viene respinta. Però la questione poi diventa molto complicata anche sul fatto che è difficile spesso considerare quale tipo e quali circostanze specifiche hanno condotto una persona a manifestare una qualche richiesta verso un’altra. Poi questo si media ovviamente con le modalità, il grado di aggressività, le intenzioni, la comunicazione verbale e non verbale, il tipo di linguaggio; quindi un insieme complicatissimo di aspetti che noi esseri umani mettiamo in campo continuamente. Lì dove c’è la finalità di andare ad avvicinare un’altra persona fa una differenza. Se poi a tutto questo aggiungiamo un aspetto corporeo, quindi il toccare o il non toccare, si apre un altro capitolo molto complesso e che tira in ballo non solo fattori che come dire fanno lavorare molto gli studi forensi ma anche proprio culturali con modalità che appartengono ad una cultura di tipo geografico. Ci sono differenze che dobbiamo considerare da un paese all’altro, da una cultura all’altra, ma anche proprio di epoca che stiamo vivendo; quindi tutto sommato dico anche positivamente c’è una maggiore tutela soprattutto della figura femminile che purtroppo non è stata così considerata come negli ultimi anni. L’esempio del cantante suscita nell’inconscio collettivo un tipo di reazione un po’ diversa per taluni; magari fa sorridere però effettivamente un’avance, una molestia può essere vissuta con altrettanta indignazione o offesa proprio alla persona.

I: Temi molto complessi, anche molto delicati. Lei dottor Canil, psicologo a Treviso, diceva che il confine è molto sottile e questo è certamente vero. Ma molto fa anche la sensibilità di ognuno di noi; abbiamo sentito il caso di molestie all’adunata degli alpini, al cantante. Alcune persone hanno anche detto “A me fa piacere se mi rivolgono un apprezzamento”, altre dicono invece “No, meglio evitare”. La sensibilità di ognuno di noi è determinante in questo.

D: Assolutamente sì. Ciascuno di noi è un individuo unico e quindi ha anche una sensibilità e delle intenzioni uniche. Lo stesso identico gesto proiettato verso una persona A può avere un esito, verso una persona B  può diventare terribile. Dobbiamo considerare questa variabile e dobbiamo considerare sempre il contesto entro cui avviene. Certo, il contesto può non diventare un’attenuante per la persona che subisce e che si sente offesa perchè è anche giusto che una parola o un gesto le arrechi offesa. La sensibilità individuale va assolutamente rispettata. Ovviamente tenendo conto poi dei casi limite ma che vanno ben oltre alla molestia e che leggiamo purtroppo nella cronica: lì dove alcune situazioni nascono molto piccole e si sviluppano poi nel tempo hanno un esito più violento e offensivo per la persona. Quindi, considerando che molte azioni da piccole diventano grandi, le persone oggigiorno stanno molto attente per il timore che vi siano esordi drastici.

I: Forse a volte ci dimentichiamo che anche le parole e i gesti che apparentemente sembrano più innocenti spesso segnano un livido.

D: Questo sì, soprattutto nelle persone che nel loro passato (parliamo di prima infanzia o adolescenza) hanno già avuto esperienze negative che le hanno segnate. Queste ferite generalmente comportano poi un’ipersensibilità perchè spesso ciò che avviene nell’attuale va a richiamare qualcosa che fa parte della nostra esperienza. Spesso purtroppo sono vittime di mobbing, molestie o comportamenti sgradevoli perchè nel loro passato hanno già avuto delle ferite importanti. Magari questo aspetto non lo leggiamo nei giornali però spesso anche nel mio ambulatorio di psicoterapia a Treviso arrivano questi tipi di confessione di cui dobbiamo tenere conto.

I: Le molestie di strada in Italia non sono ancora ritenute un reato specifico mentre in altri Paesi come la Francia sì. C’è da dire che oggi c’è comunque una maggior tutela, a che punto siamo in Italia?

D: In Italia mi sembra che su questa specificità non abbiamo quel tipo di tutela sull’avance di strada però c’è anche una stretta collaborazione della giustizia con le figure preposte alla cura dalle molestie attraverso perizie ad hoc, quindi direi che siamo ad un ottimo punto.

I: Il 70% delle ragazze adolescenti ma anche oltre hanno dichiarato di aver subito molestie in luoghi pubblici e di essersi sentite in qualche modo a disagio. E’ una percentuale notevole.

D: Sì, la statistica va sempre poi compresa per come è costruita. Non stento a credere. Sicuramente sarebbe importante che queste situazioni venissero intanto condivise in famiglia affinchè queste ragazze non si sentano da sole, ma soprattutto bisogna creare tutti insieme un’educazione alla civiltà e al rispetto. Sono cose che accadono purtroppo ma che non dovrebbero accadere.

I: E’ mancanza di educazione, è una cultura della sessualità, dei ruoli della società forse distorta? A cosa si può far risalire?

D: Io penso che queste ipotesi siano tutte vere. Soprattutto credo si tratti della condivisione di un tipo di percezione sui ruoli maschio / femmina oppure adulto / adolescente. Oppure l’idea che ai bambini si parli in un modo e agli adulti in un altro. Sono tutti aspetti che vanno rieducati; va condivisa e proposta una visione del mondo.

I: Abbiamo citato il caso delle molestie all’adunata degli alpini, il caso del cantante molestato. Perchè se è un uomo a ricevere apprezzamenti fa meno scalpore?

D: Probabilmente il maschio viene visto più come una figura in grado di difendersi, ma non è neanche detto. Generalmente il fatto di ricevere delle avance viene associato al mondo femminile; è anche vero che sta cominciando a succedere il contrario, quindi c’è anche una diversa visione del mondo maschile. Oggi viviamo un periodo in cui c’è una rivalutazione del rispetto che bisogna dare a tutte le categorie; bisogna arrivare alla parità ma, io dico anche, con il buon senso, senza rendere la cosa volutamente visibile alla cronaca. Quindi non esagerare, né sul prendere troppo alla leggera, ma neanche sull’appesantire delle situazioni, altrimenti rischiamo di diventare una società da un lato che fa un passo indietro prendendo troppo alla leggera, dall’altro che rende tutto polemizzabile creando quindi scontri e non legami nella società.

I: Probabilmente è anche cambiato il modo di fare questi apprezzamenti. Da quel “Ciao bella” di una volta oggi forse si trascende anche un po’ di più.

D: Sì, credo sia sempre molto soggettivo. Quel “Ciao bella” aveva un senso una volta che non è più quello di oggi. Come psicologo a Treviso vedo oggi nei giovani anche una grande attenzione al rispetto. Dobbiamo ingentilirci tutti quanti.

I: Naturalmente ci sono persone che hanno una grande sensibilità. Fanno scalpore i casi in negativo ma insomma quelli in positivo a volte non li raccontiamo ma ci sono. L’importante, come Lei diceva, quando ci si sente offesi da un apprezzamento o peggio da una molestia sessuale è la condivisione, parlare, creare un dialogo con i familiari, gli amici o con una persona di riferimento.

D: Questo è importante, invitiamo sempre tutti ad esprimere ciò che vivono nel contesto famiglia, con un amico o con una persona di fiducia. L’importante è che non rimaniamo soli con i nostri disagi, che siano piccoli o grandi. L’abitudine a comunicare è fondamentale. La scienza ci ricorda che i bambini le cui madri sono impossibilitate a dialogare con loro, sebbene siano neonati che non hanno ancora sviluppato il linguaggio, andranno incontro a deprivazioni dal punto di vista cognitivo. Comunicare fin da piccoli, quindi, è fondamentale.

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