La paura dell'Intelligenza Artificiale | Michele Canil
18072
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-18072,single-format-standard,wp-theme-bridge,bridge-core-2.6.5,qode-page-transition-enabled,ajax_fade,page_not_loaded,,side_area_uncovered_from_content,qode-theme-ver-25.5,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-8.2,vc_responsive

La paura dell’Intelligenza Artificiale

La paura dell'intelligenza artificiale

La paura dell’Intelligenza Artificiale

LA PAURA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Ansie e preccupazioni connesse all’avvvento della IA.

La Paura dell’Intelligenza Artificiale è un articolo di Marco Zorzetto pubblicato su  ALBATROS MAGAZINE e basato su un’intervista a Michele Canil.  

Robot che scrivono, macchine che parlano, algoritmi che apprendono: l’Intelligenza Artificiale è ormai entrata in modo silenzioso ma dirompente nella nostra vita quotidiana. Se da un lato promette innovazione e progresso, dall’altro alimenta timori profondi legati al futuro del lavoro, alla perdita di identità e al rischio di un’umanità sempre più dipendente dalle macchine.

In questo scenario in continua evoluzione, la tecnologia non è più soltanto uno strumento, ma un interlocutore con cui dobbiamo imparare a convivere. E la domanda che molti si pongono è semplice quanto inquietante: fino a che punto l’uomo resterà protagonista?

Ne parliamo con il Dott. Michele Canil, psicologo a Treviso, che ci aiuta a comprendere le radici psicologiche di questa nuova “ansia da automazione”. Con lui esploriamo le paure più diffuse — dalla perdita del lavoro al senso di isolamento sociale — e riflettiamo su come l’ AI stia modificando il nostro modo di pensare, di relazionarci e persino di immaginare il futuro. Un viaggio tra progresso e inquietudine, dove la tecnologia diventa lo specchio delle nostre fragilità più umane.

In che modo l’Intelligenza Artificiale sta modificando la percezione di controllo che le persone hanno sul proprio futuro professionale?

L’intelligenza artificiale sta conducendo ad un cambiamento molto complicato sia per la velocità con cui sta avvenendo il tutto sia per i limiti e le implicazioni che questo processo comporterà. Già ad oggi sorgono molte preoccupazioni e vi sono già situazioni in cui l’AI sta sostituendo alcune figure professionali; questo causerà un probabile peggioramento, la preoccupazione è dunque plausibile.

La paura dell’INTELLIGENZA ARTIFICIALE è più legata alla perdita del lavoro o alla perdita di identità e riconoscimento sociale?

La paura è legata sia alla perdita del lavoro, soprattutto alla possibilità di essere velocemente sostituiti ritrovandosi con un futuro professionale che rischia di diventare totalmente inutile a breve giro. La paura è connessa anche all’identità sociale perché in alcuni fenomeni già riscontrati negli Stati Uniti l’AI tende a sostituirsi a relazioni di amicizia, di confronto, di consultazione sociale.

Come si manifesta, dal punto di vista psicologico, l’ansia legata all’automazione e alla sostituzione umana da parte delle macchine?

L’ansia si delinea in chi teme di subire un’invasione di campo dall’AI che può prendere il sopravvento eliminando delle competenze o delle possibilità di relazione. Dobbiamo premettere che la natura e la biologia prevedono degli squilibri che si compensano proprio grazie allo stare in relazione tra elementi uguali ma opposti. Questo ad esempio ai fini riproduttivi, ai fini della proliferazione del mondo vegetale e animale. Questi micro-equilibri potrebbero essere messi in grave pericolo dall’intelligenza artificiale.

L’AI può essere percepita come una minaccia alla creatività e all’unicità umana?

E’ minacciosa per la creatività e l’autonomia di pensiero. I dati a livello mondiale ci dicono che i giovani già nella scuola primaria e secondaria stiano sviluppando un QI inferiore rispetto alle generazioni precedenti. Questo è un dato preoccupante; l’AI non può che peggiorare ulteriormente la situazione. Tutto ciò che passivizza l’essere umano non aiuta l’evoluzione.

In che misura i media contribuiscono ad alimentare o ridurre la paura DELL’intelligenza artificiale?

Le informazioni possono aiutarci a creare un’opinione ma anche a falsarla e a diventare fuorvianti. Questo dipende molto dal tipo di notizia che riceviamo ma soprattutto dalle riflessioni che siamo capaci o meno di fare a seguito delle informazioni apprese.

Quali categorie professionali sembrano più vulnerabili all’ansia da “obsolescenza umana”?

Le categorie che sembrano più a rischio sono sicuramente quelle legate ai servizi; già Bill Gates aveva stilato in tempi non sospetti una lista di potenziali facili sostituzioni alla prestazione umana. Fatto sta che l’AI potrebbe anche essere in grado di sostituire molte più professioni o ruoli di quanti immaginiamo. Da un punto di vista psicologico siamo un po’ in allarme come categoria perché alcune persone potrebbero facilmente sostituire anche le relazioni. L’AI agisce da un punto di vista intellettivo/consulenziale ma potrebbe anche agire da un punto di vista concreto sostituendo anche professioni di tipo manuale.

Come cambia il concetto di sicurezza economica e personale in un mondo dove l’AI ridisegna costantemente le competenze richieste?

Il concetto di sicurezza economica e personale sono due punti fondamentali per l’essere umano, sono alla base del senso di sicurezza. Sicuramente cambieranno: per quanto riguarda quella economica non si sa che sviluppo concreto potrebbe avere perché l’AI sembra destinata a sostituire molte figure; socialmente, se l’AI andrà a sostituire le possibilità di relazione, il bisogno di compiacimento e gratificazione, sarà un problema ben più grave rispetto al covid e al ritiro sociale perché saremo sostanzialmente incapsulati nelle nostre abitazioni con un’idea di autosufficienza che nei mammiferi non esiste.

È possibile trasformare la paura dell’INTELLIGENZA ARTIFICIALE in una spinta evolutiva verso nuove forme di apprendimento e adattamento psicologico?

La paura dell’Intelligenza Artificiale  non può essere trasformata in spinta evolutiva; già nei bambini di oggi riscontriamo già un impoverimento intellettivo. L’essere umano non necessiterà più di saper fare delle cose o di inventarne, quindi smetterà di acquisire competenze.

Quali strategie psicologiche possono aiutare individui e organizzazioni a gestire l’incertezza legata all’avanzata tecnologica?

Le strategie psicologiche potrebbero essere armi poco efficaci perché l’avanzamento dell’AI potrebbe diventare un’arma in mano a qualcuno; sarà difficile potersi difendere da un punto di vista psicologico anche rispetto all’ansia.

PAURA DELL’intelligenza artificiale. MA L’IA può, paradossalmente, diventare uno strumento per migliorare la salute mentale e ridurre l’ansia che essa stessa genera?

L’AI potrebbe inizialmente dare l’impressione di essere uno strumento in grado di aiutare il disagio mentale ma la stima è che probabilmente peggiorerà perché farà aumentare l’isolamento sociale e diminuire la capacità di confronto. La frustrazione che nasce dal confronto è ciò che ci spinge a migliorarci; pertanto è molto improbabile che l’AI aiuti l’essere umano, bensì lo passivizzerà. Ricordiamo che l’essere umano fa fatica a gestire i suoi bisogni nel momento in cui ha una fonte di appagamento; questo è dimostrato da innumerevoli sperimentazioni, dal dilagare dell’uso di sostanze e quindi dal bisogno di gratificarsi.

Se desideri maggiori informazioni

No Comments

Post A Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Il mio impegno personale è quello di lavorare in stretta collaborazione con i visitatori del sito e con i pazienti del Centro Psicologo Treviso, con una attenzione costante alle esigenze personali di ogni singolo essere umano. Per offrire, sempre, il miglior servizio e i più elevati standard di professionalità.