Isolamento sociale | Michele Canil
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Isolamento sociale

Isolamento sociale

Isolamento sociale

Isolamento sociale e difficoltà relazionali

Isolamento sociale e difficoltà relazionali è un articolo di Marco Zorzetto con la consulenza del dott. Michele Canil, psicologo a Treviso, terapeuta EMDR, ipnologo clinico

In un’epoca caratterizzata da connessioni continue, l’isolamento sociale rappresenta una problematica complessa e spesso invisibile, che coinvolge un numero crescente di persone. Cosa spinge un indiviuo a ritirarsi dalla socialità? Quali segnali indicano che la situa zione sta diventando critica? E quali strategie possono essere messe in atto per affrontare questa condizione? Ne parliamo con il Dott. Michele Canil, psicologo a Treviso ed esperto in disturbi dell’interazione sociale. Con il suo contributo, esploriamo i fattori psicologici all’origine dell’isolamento, le differenze con altre forme di solitudine, il ruolo centrale dell’autostima e dell’ansia sociale fino aa analizzare approcci terapeutici e suggerimenti pratici per superare le difficoltà. Un dialogo ricco di spunti, per far luce su una realtà silenziosa ma che richiede attenzione e supporto.


Isolamento sociale. Quali fattori psicologici possono contribuire a tale comportamento?

I fattori psicologici dell’isolamento sociale possono essere di natura stabile e precedente l’evento di isolamento come una difficoltà che si poteva manifestare già dalla prima infanzia: una famiglia tendenzialmente poco comunicativa o eccessivamente punitiva e colpevolizzante, ad esempio, può portare fin dall’infanzia la persona a sviluppare vissuti di colpa che da grande la condurranno all’auto-esclusione come unica soluzione possibile per non vivere nella frustrazione. Come se fosse una modalità temporanea di sopravvivenza che ahimè diventa stabile.

Come distinguere tra isolamento sociale auto-indotto e una necessità temporanea di solitudine?

Una necessità temporanea di solitudine può riguardare anche un soggetto sano che per diverse ragioni può scegliere di isolarsi ma che di base ha una rete sociale alla quale può accedere in qualsiasi momento. Di base i tratti non sono depressivi ma di natura nevrotica, quindi possiamo dire nella media.

Quali segnali indicano che l’isolamento sociale sta avendo un impatto negativo sulla salute mentale?

Persone molto schive con personalità evitanti tendenzialmente si isolano da ogni contesto di vita sociale respingendo ogni genere di invito e puntando essenzialmente all’autosufficienza totale, cosa impossibile per l’essere umano. I tratti alla base sono di tipo depressivo, di fobia sociale, di vissuti traumatici.

Qual è il ruolo dell’autostima nelle difficoltà relazionali e nell’isolamento sociale?

L’autostima è sempre bassa in questi casi. Il contatto e la relazione vengono percepiti dalla persona come potenzialmente dannosi per l’autostima, interpretando i comportamenti degli altri e la normale relazione come fonte di ulteriore frustrazione a danno del vissuto di colpa.

In che modo l’ansia sociale può portare all’isolamento auto-indotto?

La fobia sociale è uno di quei disturbi che per primo dobbiamo indagare quando siamo vicini ad una persona che soffre di comportamenti di evitamento perché è proprio l’intenso imbarazzo, il timore di essere scoperto in colpe o fragilità che la spinge ad evitare la socialità.

Quali strategie terapeutiche si sono dimostrate efficaci nel ridurre l’isolamento sociale?

Sono efficaci le terapie di tipo cognitivo per ristrutturare il pensiero, per dare un nuovo significato e modificare i costrutti che stanno alla base; la lettura di quello che viene chiamato “tema di vita” che produce dei comportamenti evitanti. Ovviamente se ci sono vissuti traumatici utilizziamo strumenti molto efficaci come l’EMDR.

In che misura i social media influenzano le tendenze all’isolamento sociale?

Teniamo conto che i social media stanno creando una sorta di vetrina patinata in cui ognuno è ammirabile da parte di tutti coloro che lo seguono; questo non fa che peggiorare le cose in una persona fobico-sociale che già di per sé vede gli altri in una posizione migliore rispetto a se stesso; ciò peggiora quel poco coraggio che potrebbe avere di partecipare a situazioni sociali. Non dimentichiamo che la persona evitante in fondo attraverso i social curiosa nella vita degli altri, perché, non avendo relazioni, in qualche modo deve inventarsele tentando di vivere e partecipare socialmente (che è la tendenza di tutti gli esseri umani) ad una vita protetta però dallo schermo.

Quali sono le differenze tra isolamento auto-imposto e isolamento causato da esclusione sociale?

Le differenze possono essere molte. La persona che si sente esclusa socialmente potrebbe avere vissuti più di rabbia che di colpa, contrariamente all’auto-isolato che in realtà ha percezioni di colpa e vergogna molto importanti. Nella terapia dei costrutti personali, ad esempio, la cosiddetta “transazione di vergogna” viene essenzialmente abbinata ad una sensazione di colpa dell’io, quindi ad un vissuto penoso che la persona ha per se stesso. Non è detto che troviamo la stessa situazione in colui che viene spesso escluso perché può avere dei comportamenti che lui non comprende essere dannosi per gli altri; questa è un’altra questione che può riguardare la poca percezione dei limiti.

Come possono familiari e amici supportare una persona con un problema di isolamento sociale?

I familiari e gli amici, ammesso che ci siano perché purtroppo chi si auto-isola lo fa in modo abbastanza importante, possono tentare di aiutare invitando a fare un percorso senza ciò in questi casi è molto difficile modificare le percezioni della persona. Purtroppo non sono come altri disturbi in cui si può affrontare una paura o ridurre l’ansia con un comportamento; qui siamo di fronte ad una percezione personale che si è costruito, bisogna quindi modificare l’assetto cognitivo della persona e in genere serve uno specialista.

Quali pratiche quotidiane possono aiutare a superare le difficoltà sociali e a reintegrarsi in un contesto sociale?

Chi si riconosce in un eccesso di isolamento sociale può iniziare osservando con più attenzione i feedback positivi degli altri, spesso ignorati. Graduali inserimenti in contesti sociali, anche piccoli, possono rappresentare un primo passo verso una reintegrazione più ampia e consapevole.


Dott. Michele Canil

Psicologo, Psicoterapeuta Neuropsicologo, Ipnosi clinica Terapeuta EMDR

Perfezionato in Psicofisiologia clinica, Genetica, Nutrizione.

Vice rettore dell’Accademia Internazionale Costantiniana delle Scienze Mediche Giuridiche e Sociali.

Opera nelle città di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso.

Il dott. Canil si occupa da molti anni di diagnosi e cura della depressione a Treviso, Conegliano e Vittorio Veneto. Oltre a ciò tratta molti disturbi psicosomatici, si occupa di cura dell’ansia e di attacchi di panico e molti altri tipi di disturbi. Opera in strutture ospedaliere ed in studio privato di Psicologia, Psicoterapia e Neuropsicologia.

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