I benefici psicologici della solitudine | Michele Canil
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I benefici psicologici della solitudine

I benefici psicologici della solitudine

I benefici psicologici della solitudine

I benefici psicologici della solitudine. “Si può essere felici rimanendo soli?”

I benefici psicologici della solitudine. In questo mondo sempre più connesso, l’idea di stare soli può spaventare molte persone

Intervista al dott. Michele Canil a cura di Marzo Zorzetto per Bio Magazine n. 105 febbraio / Marzo 2024

La ricerca della felicità sembra spesso dipendere da relazioni, connessioni e interazioni con gli altri. Ma cosa succede quando ci mettiamo alla prova per scoprire se possiamo essere felici stando soli? Insieme al dottor Michele Canil, esploreremo il delicato equilibrio tra la solitudine e l’importanza delle reti sociali nella nostra vita. Scopriremo come una solida rete sociale possa essere un pilastro fondamentale per il nostro benessere psicologico e come, in parallelo, la capacità di godere della solitudine possa essere un’abilità preziosa. Affronteremo la sfida di navigare le acque della solitudine con saggezza, riconoscendo che il bilanciamento tra la ricerca della felicità da soli e l’importanza di connettersi con gli altri è cruciale per una vita appagante e significativa.

I benefici psicologici dELLA SOLITUDINE. STARE SOLI E’ POSSIBILE

Il tempo trascorso da soli è un tempo che scegliamo, non che subiamo, quindi abbiamo la possibilità di riflettere maggiormente. Le relazioni occupano molta parte della nostra attenzione e concentrazione, è pertanto normale che in momenti come la sera tendono ad emergere i pensieri più profondi, le considerazioni sulla giornata: è ciò che poi va a depositare in memoria la nostra esperienza ed il suo significato. Ma in che modo la società e le aspettative sociali influenzano la percezione della felicità quando si è soli e influiscono sulla possibilità di ootenere  i benefici psicologici della solitudine Le aspettative sociali sono molte nel nostro secolo anche perchè c’è una quantità di comunicazione mediatica da cui siamo molto influenzati, a volte proprio anche condizionati. La società tenderebbe ad attendersi da un lato che l’essere umano, per sua natura, sia un animale sociale; molti esperimenti degli anni 80 sull’isolamento hanno dimostrato che anche le personalità più solitarie tendono poi ad avere degli scompensi dopo un periodo limitato di solitudine forzata. Di fondo siamo animali che funzionano nella rete sociale, non individuale, ma l’alternanza di alcuni spazi di solitudine è fondamentale. La percezione della felicità si ha su diversi piani: uno è quello dei nostri bisogni, un altro, completamente differente, è ciò che la società tenderebbe a suggerirci. I nostri bisogni sono sempre la via più utile perchè sono più realistici, più conformi a quella che è stata la nostra esperienza educativa e familiare, in base alle inclinazioni non solo dell’ambiente in cui viviamo ma anche del nostro corredo genomico, cioè le caratteristiche individuali.

Isolamento sociale e benessere emotivo

A volte è difficile ottenere i I benefici psicologici della solitudine. L’isolamento sociale influisce in modo molto gravoso sul sistema emotivo, quindi sul nostro cervello più antico, più istintivo, sulle zone anatomiche della amigdala cioè sull’assegnazione del significato a ciò che viviamo, sull’idea che abbiamo qualcuno alle spalle. L’essere umano ha bisogno di avere nella sua mente la certezza che ci siano delle persone che gli vogliono bene affettivamente legate su cui fare affidamento. Molte persone che non hanno questo tipo di appoggio nè una rete sociale importante, tendono a sviluppare ad esempio attacchi di panico perchè nel momento del bisogno non hanno un sostegno. C’è poi un grande differenza tra la solitudine scelta e quella forzata: la solitudine scelta è un’alternanza in una fisarmonica che rappresenta, nel comportamento, la sanità. Questo se per felicità intendiamo lo stato di serenità, il fatto di avere tutto sommato una vista anche distratta dalle cose brutte a favore di quelle positive, come elementi di socialità, legami affettivi, entusiasmo per il futuro, cioè tutto ciò che poi diventa un fattore altamente protettivo verso disturbi come ansia e depressione. Vi sono però delle strategie psicologiche che possono aiutare una persona a trovare la felicità nella solitudine. I benefici psicologici della solitudine?  Intanto bisogna vedere se davvero nella solitudine possiamo trovare la felicità; di solito per un breve periodo perchè magari dal “troppo pieno” abbiamo bisogno di andare al “troppo vuoto”. Anche la psicologia sociale ha dimostrato questo. Possiamo trovare una sorta di felicità anche negli spazi di solitudine ma questi non possono essere perpetrati troppo a lungo perchè poi inevitabilmente, come vediamo ad esempio negli anziani o nei bambini troppo isolati, o in persone che socialmente non hanno costruito la loro propria rete, si tende a pagare a caro prezzo dal punto di vista emotivo, psicologico e non solo; addirittura si possono sviluppare alcune malattie che altrimenti, in una rete sociale, verrebbero intercettate per tempo. Vari studi hanno evidenziato come molte persone coniugate tendano a vivere più a lungo di quelle sole; vediamo anche negli anziani come la solitudine crei un peggioramento psicofisico. L’isolamento sociale ha quindi una serie di pesi nella nostra vita. Freud, in uno dei suoi ultimi aforismi, disse espressamente: “senza amore ci ammaliamo”. L’autostima ha un ruolo importante: tenderebbe infatti a proteggerci un po’ più a lungo rispetto a una solitudine forzata. Fondamentalmente nell’autostima abbiamo un pensiero rivolto al futuro che è positivo, di recupero, di possibilità di farcela. Inoltre, la persona con autostima tenderà poi ad uscire dal periodo di isolamento subìto con tutte le sue capacità di ricostruire la sua rete. Al contrario, la persona con bassa autostima tende a vedere il futuro piuttosto nero, presumendo che sia una condizione permanente; farà molta difficoltà a ricostruire una rete sociale sentendosi sfiduciata. Questa è una costruzione che si forma nella prima infanzia e che tende a rimanere se non viene modificata con qualche percorso psicologico.

Gestire l’ansia legata alla solitudine

La gestione della paura o dell’ansia legate alla solitudine dipende un po’ dalla circostanza. Abbiamo vissuto un isolamento forzato con il lock-down, ma vi sono altri tipi di isolamento, da situazioni più tragiche come ad esempio un Paese in guerra ad altre di isolamento legato all’ansia e alla paura per la mancata rete sociale. Se parliamo di una solitudine più comune che è quella ad esempio della persona che non ha legato molto e si trova spesso a casa da sola al di fuori del contesto lavorativo, questo entra a far parte del corredo della personalità e diventerà quindi un tratto permanente e abbastanza stabile. Diversa è la situazione di una persona che nasce in una famiglia dove ansia e paura legate alla solitudine vengono in qualche modo trasmesse ed in genere hanno molto a che fare con il timore dell’abbandono. Laddove ci sono eventi traumatici in una famiglia, tendenzialmente essi vengono trasmessi alla generazione successiva. Bisogna quindi un po’ capire la valenza del timore di abbandono e di solitudine: se viene vissuto come un fallimento oppure come un semplice evento da cui poi ripartire e costruire nuovi legami. Vi sono comunque degli aspetti positivi nella ricerca di autonomia emotiva e nella costruzione di una felicità individuale. La ricerca di autonomia emotiva avviene in genere in adolescenza, a volte anche in età adulta: la persona tende a fare le prime sperimentazioni in cui non dipende più emotivamente dal nucleo familiare ma si sposta su un nucleo sociale. Ricordiamoci che possiamo distribuire i nostri bisogni, ma non annullarli. La costruzione di una felicità individuale dipende in buona parte anche da questo: spesso le persone inconsapevolmente tendono ad isolare l’autostima sulla base anche della costruzione di un’autonomia emotiva. Laddove ci sentiamo troppo dipendenti, l’autostima non può essere buona perchè sentiamo che siamo legati al volere di qualcun altro in modo troppo forte che invece va solo regolato.

BENEFICI PSICOLOGICI DELLA SOLITUDINE. MA ANCHE Effetti della mancanza di relazioni sociali

L’impatto sulla salute mentale può essere molto importante poiché possono svilupparsi disturbi veri e propri. Si comincia un’esplorazione dei propri costrutti personali indietro nel tempo, quindi si tende a sviluppare un’idea allucinatoria delle proprie relazioni.. Nei casi più lievi gli effetti sono l’ansia e la poca motivazione perchè mancando il confronto con l’altro, manca quello specchio emotivo che ci dà modo di comprendere e sentirci in rete. I rischi dell’isolamento sociale possono essere mitigati solamente attraverso la costruzione di una rete. Tutto il resto delle nostre attività (come ad esempio gli hobby) può andare benissimo ma abbiamo bisogno che qualcuno partecipi alla nostra vita e di essere a nostra volta spettatori di qualcun altro. Senza questo l’essere umano va in crisi.

Il ruolo degli hobbyPER INCREMENTARE I benefici psicologici della solitudine

Possono contribuire alla felicità perchè rappresentano un tempo che dedichiamo a noi stessi facendo una cosa che ci piace; l’autostima viene in questo modo rafforzata. Nelle attività creative noi troviamo il modo di sperimentare una ricompensa del nostro io, questo ricarica la nostra idea di essere capaci che ci porterà a sviluppare nuove conoscenze e ad allargare la rete sociale.

Soli…per scelta!

In casi particolari, ma purtroppo frequenti, chi ha vissuto in un clima familiare con dipendenza o senso di colpa alti, ma anche chi nelle relazioni con il prossimo diventa estremamente accomodante, troverà giovamento nello stare da solo. Se però da un lato la solitudine è scelta, e fa stare bene, dall’altro rappresenta comunque una risposta a una ferita. L’importante è rimanere sempre con qualche buona amicizia, avere relazioni di qualità con il partner o i figli, cercando di condurre una vita il più possibile in equilibrio.

I segnali di un possibile malessere psicologico QUANDO NON SI COLGONO I BENEFICI PSICOLOGICI DELLA SOLITUDINE

• Eccesso di isolamento sociale: in una persona eccessivamente schiva c’è una sorta di sconforto in cui alberga la costruzione mentale che disturba gli altri e si sente poco amabile.

• Tendenza ad arrabbiarsi per poco

• Sentirsi molto in colpa

• Disturbi del sonno e alimentari

• Ansia, attacchi di panico, depressione e disturbi bipolari

• Disturbi psicotici o allucinatori: questo nel caso di persone molto fragili


Per maggiori informazini o ottenere aiuto


Dott. Michele Canil Psicologo, Psicoterapeuta Neuropsicologo, Ipnosi clinica Terapeuta EMDR Perfezionato in Psicofisiologia clinica, Genetica, Nutrizione. Vice rettore dell’Accademia Internazionale Costantiniana delle Scienze Mediche Giuridiche e Sociali. Opera nelle città di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso. Il dott. Canil si occupa da molti anni di diagnosi e cura della depressione a Treviso, Conegliano e Vittorio Veneto. Oltre a ciò tratta molti disturbi psicosomatici, si occupa di cura dell’ansia e di attacchi di panico e molti altri tipi di disturbi. Opera in strutture ospedaliere ed in studio privato di Psicologia, Psicoterapia e Neuropsicologia.

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