Gennaio 2020: il mese dei bilanci e dei buoni propositi | Michele Canil
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GENNAIO: BILANCI E PROPOSITI

Gennaio 2020 : bilanci e buoni propositi

GENNAIO: BILANCI E PROPOSITI

GENNAIO 2020: IL MESE DEI BILANCI e dei buoni propositi

Intervista per “Albatros Magazine”, gennaio 2020

Gennaio porta con sé riflessioni su quanto fatto nell’anno appena trascorso, e buoni propositi per l’anno nuovo. Quante volte, in questo periodo ci siamo ritrovati a fare un bilancio della nostra vita e a desiderare grandi cambiamenti per il nuovo anno? A parlarcene è il Dott. Michele Canil, nostro esperto in campo di psicologia.

Bilanci e buoni propositi, perché si concentrano sempre in questo periodo dell’anno?

Sin dalla notte dei tempi per l’essere umano il tempo scandisce non solo la giornata o l’anno ma anche un momento metafisico ed inconscio, quello della sorte, del desiderio di cambiamento, della speranza e della superstizione, delle proiezioni future e del rivivere il passato. Dimensioni spazio tempo che appartengono al mondo di pensieri e desideri.
Così, la storia insegna, le scadenze ed i cambi d’anno in ogni cultura mondiale sono veri e propri riti da un lato, propositi e speranze dall’altro.

Quali sono i soggetti più predisposti al fare i bilanci di fine anno?

Solitamente due tipologie di persone, se così vogliamo dire: chi tende a rimandare e procrastinare “l’azione” all’iniziativa di compiere cambiamenti in sé e chi è estremamente attivo nel compierli, e per abitudine ha dimestichezza nel mettere se stesso in “revisione”, ovvero nel fare dei bilanci e porsi nuovi obiettivi in seguito alle considerazioni sui propri risultati.

In sostanza i due poli dello stesso costrutto; da un lato chi si pone obiettivi con ambizione e critica, dall’altro chi evita di porseli e spera nella sorte o nel nuovo anno in modo dogmatico.

Perché troppo spesso chi fa i bilanci li chiude sempre in passivo?

In alcuni casi chi davvero è abituato o sufficientemente consapevole è facilitato nel poter fare bilanci su di sé in quanto allenato a vivere in modo attivo eventuali pensieri di “obiettivi non raggiunti” senza essere annientato dal senso di colpa e dai fallimenti ma, piuttosto, con una buona dose di impegno a fare meglio.

Tutto ciò richiede una sola attitudine: l’ambizione attiva.


Lo psicoanalista Jung, allievo di Freud, scrisse molto a proposito della tipizzazione delle caratteristiche intrapsichiche.

Come evitare di finire nella trappola del bilancio di fine anno?

A dire il vero è difficile non finire nella “trappola”, che talvolta può anche non esserlo in quanto, se volta positivamente, si può trasformare in una vera marcia in più. Sì perchè dare responso a noi stessi in modo autentico può essere un motore attivante. Per chi invece rischia di entrare in un senso di fallimento è consigliabile evitare i bilanci completi, concentrandosi invece su ciò che di positivo ha fatto: ci sarà sempre e comunque qualcosa di buono.

Che ruolo hanno invece i buoni propositi?

Sono fondamentalmente obiettivi, se volessimo tradurli. Obiettivo significa letteralmente “oggetto” e “porre davanti” . Ciò ci rimanda all’impossibilità della vita senza un “porre davanti”, siano essi obiettivi piccoli e quotidiani che alti ed ambiziosi. Pensare di fare meglio su obiettivi troppo distanti, o che abbiamo sempre in fondo evitato, spesso rientra nei buoni propositi che verranno poi trascurati. Il cambiamento non è una promessa futura a se stesso, piuttosto dovrebbe essere un impegno fin da subito con noi stessi.


In fondo il lobo frontale dal punto di vista delle neuroscienze è anche quella parte di noi che ci rende così speciali e capaci di creatività e proiezione del futuro.

BUONI PROPOSITI: E’ positivo farli?

Penso che valga sempre la pena provare a porsi almeno piccoli e raggiungibili obiettivi, la crescita personale e la curiosità sono ossigeno che alimenta i nostri pensieri.

Quali sono le insidie possono nascondersi dietro i buoni propositi?

Possiamo riassumerli così:
-buoni propositi troppo elevati espongono a frustrazione;
-rimandare di anno in anno gli stessi, significa che non stiamo parlando apertamente con noi stessi ma ci stiamo ingannando ed auto-sabotando. Il mito di Sisifo, in altre parole, condannato a trasportare lo stesso masso in salita che ogni volta rotola nuovamente giù;
-non considerare che l’impegno costa anche fatica, non è quindi un augurio da fare a noi stessi ma un rendersi parte attiva se ci crediamo davvero.

Le trappole dei buoni propositi:
“tutto o nulla”, come evitare questa trappola?

Porsi delle fasi intermedie: non si può certo costruire un buon risultato sul tutto o sul nulla, sul bianco o sul nero. Proporsi fasi più piccole e maneggevoli. Un salto di due metri non è praticabile ma 20 scalini da 10 centimetri saranno molto più facili.


“Doverizzazioni”: perché viviamo nella società del devo?

Sono costruzioni di significati che normalmente ereditiamo dai genitori in modo inconsapevole; è necessario individuarli e porli in revisione critica. Se usassimo di più il “potrei” dove possibile, otterremmo molto di più con meno tensioni.

“Focalizzarsi solo sugli aspetti negativi” o sull’impossibilità di compiere il proposito: come evitarlo?

La relazione aiuta e fa evolvere. Nel rapporto con le persone di cui ci fidiamo abbiamo la possibilità di discutere e di confrontarci, oltre che di ricevere un’opinione che può farci riflettere o fungere da spunto per ridimensionare o variare il tipo di proposito.

Esistono dei trucchi da intraprendere per tenere fede ai buoni propositi?

Certo, provare a scriverli tentando di darsi una tempistica concreta nel realizzarli. Inoltre, scrivere a se stessi “come” si vuole realizzarli, ovvero in quale modo fare ciò che si desidera. Via via porsi degli step intermedi e dei punti di controllo per frammentare il risultato finale in tappe intermedie. Sperimentare ci permette di evolvere.

Dott. Michele Canil
Psicologo , Psicoterapeuta
Neuropsicologo, Ipnosi clinica
Perfezionato in Psicofisiologia clinica, Genetica, Nutrizione. Opera nelle città di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso. Il dott. Canil si occupa da molti anni di diagnosi e cura della depressione a Treviso, Conegliano e Vittorio veneto. Oltre a ciò tratta molti disturbi psicosomatici, si occupa di cura dell’ansia e di attacchi di panico e molti altri tipi di disturbi. Opera in strutture ospedaliere ed in studio privato di Psicologia, Psicoterapia e Neuropsicologia.

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