Genitorialità Treviso. Intervista radiofonica al dr. Canil
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Genitorialità Treviso. Genitori e figli

Genitorialità Treviso. Genitori e figli

Genitorialità Treviso. Il rapporto genitori e figli. INTERVISTA RADIOFONICA

RadioVenezia

Genitorialità Treviso. Intervista Radiofonica con il dott. Michele Canil sul tema della Genitorialità

Matteo: I (intervistatore)

Dott. Michele Canil: D (dott.), psicologo, psicoterapeuta

I.: Ben tornati su Radio Venezia Live Social. Parliamo di genitorialità, lo facciamo con il dott. Michele Canil, titolare del Centro Studi sulla Genitorialità Treviso. Benvenuto dottore.

D.: Grazie, buona sera a Voi.

I.: Che cos'è la genitorialità dottore?

D.: La genitorialità è quell’ambito che riguarda il difficile ruolo del genitore, come molte persone sottolineano, sia dal punto di vista relazionale che verso il coniuge per tante decisioni importanti che andiamo a prendere quando siamo genitori.

I.: E quali sono le difficoltà di essere genitori?

D.: Secondo quanto evidenziato anche dal nostro Centro Studi sulla Genitorialità, le difficoltà sono molteplici. Da un lato si tenta sempre di definire quali siano i limiti di intervento con i figli; indubbiamente è importante andare a distinguere anche su quali fasi dello sviluppo di una persona stiamo esercitando il ruolo di genitori, nella prima infanzia in particolar modo.

I.: In che senso nella prima infanzia, cioè, in che modo il genitore contribuisce a renderci quello che siamo?

D.: Il ruolo del genitore è comprovato essere estremamente importante entro i primi 3 anni di vita del bambino, ciò è stato confermato anche dal Centro Studi sulla Genitorialità Treviso.

I.: E come mai proprio nei primi 3 anni?

D.: Nei primi 3 anni perchè, sia per questioni fisiologiche ma anche di sviluppo, ciascun bambino è particolarmente pronto ad apprendere. Non solo ad apprendere in senso cognitivo ma anche proprio ad assorbire gli stili e soprattutto il tipo di relazione che il genitore va ad intrattenere con lui.

I.: Quindi diciamo che nei primi 3 anni abbiamo l'attenzione massima.

D.: Esatto. Addirittura ricerche rilevanti – confermate anche dal Centro Studi sulla Genitorialità Treviso – autori importantissimi da Piaget a Bowlby e molti altri hanno dimostrato scientificamente come il tipo di attaccamento tra un bambino e i genitori, la madre in particolare, entro i primi 3 anni va a segnare quella che sarà la personalità futura del bambino.

I.: In che modo? E se ci sono, quante personalità ci possono essere?

D.: Le personalità possono essere tante quanti sono gli esseri umani, diciamo che si possono raggruppare in diversi tipi. Ad esempio la ricerca più importante del settore, che è uno studio che due autori inglesi hanno condotto per più di 20 anni, indica sostanzialmente alcune tipologie di attaccamento tra i figli e i genitori. Sono tre: l’attaccamento cosiddetto “sicuro”, che sarebbe quello ideale ed idealizzato, l’attaccamento “insicuro” e l’attaccamento “disorganizzato”, poi ci sono varie declinazioni.

I.: Un esempio di attaccamento sicuro.

D.: Secondo anche quanto osservato dal Centro Studi sulla Genitorialità Treviso, un attaccamento sicuro è un attaccamento in cui la persona, in questo caso il bambino, ha sperimentato che la mamma, o anche il papà in alcuni casi, è presente e lo può dare per scontato, cioè non vive il timore dell’abbandono con il genitore che diventa tutto il suo mondo fondamentalmente in quel periodo.

I.: Altri esempi?

D.: Altri esempi possono essere quelli di un attaccamento insicuro o evitante in cui il bambino ha, ahimè, fatto esperienza della possibilità di essere abbandonato o dell’insicurezza che il genitore abbia tutte le attenzioni necessarie.

I.: E come sorge questo sentimento di abbandono?

D.: Il sentimento di abbandono sorge per esperienze traumatiche, poi dipende anche molto dall’intensità, oppure anche per uno stile di relazione o per varie minacce verbali che fanno parte più o meno di un bagaglio culturale o di uno stile.

I.: Dottore, io sono curioso e Le chiedo un ulteriore esempio pratico perchè non ho capito.

D.: Allora, ad esempio, un bambino i cui genitori spesso, troppo spesso diciamo così, danno una punizione con l’allontanamento o minacciano “allora non ti vogliamo più”: questa è una situazione che certamente va a finire nello stile di attaccamento evitante o insicuro.

I.: Come si può intervenire per risolvere questi problemi?

 

D.: Prima di tutto è necessario riconoscerli. Quindi provare a mettersi in discussione, porsi la domanda se come genitore sto facendo la cosa giusta oppure forse potrei fare di meglio o diversamente. In secondo luogo vedere anche il bambino come reagisce: se dà segni di tollerare bene alcuni stili di genitorialità oppure dà particolari segni di disagio, di insicurezza.

I.: Quindi la prima campanella d'allarme deve sorgere dal genitore.

D.: La prima sì.

I.: E non può sorgere dal bambino?

D.: Il bambino può manifestare questa problematica ma deve sempre avere un interlocutore che, diciamo, la rende effettiva. Il genitore, il pediatra o a volte un parente.

I.: Lei si occupa anche di casi specifici?

D.: Sì.

I.: Come interviene? Usa delle tecniche particolari?

D.: Diciamo che in prima linea sicuramente si interviene con i genitori. In questa prima fase si lasciano i bambini tranquilli. Lavorando attraverso i genitori il più delle volte si fa un buon lavoro e si vedono risultati concreti.

I.: E anche lavorando con il bambino si ottengono risultati? Magari prima lavora con i genitori e poi con il bambino?

D.: Assolutamente sì. Si lavora in modo indiretto, poi quando è necessario si va ad intervenire anche sul bambino.

I.: Quali sono i segnali positivi da parte del bambino?

D.: I segnali positivi sono ad esempio una ricerca meno affannosa del genitore, respirare un clima più disteso nell’ambito familiare, giocare in modo più spensierato.

I.: Se volesse dare un consiglio ai nostri ascoltatori per intervenire al meglio? Magari ci stanno ascoltando anche dei genitori. Cosa consiglierebbe?

D.: Sempre porre attenzione alla risposta del proprio figlio perchè non è mai scontato che lo stesso stile genitoriale abbia un risultato identico su diversi bambini anche se fratelli, o gemelli addirittura.

I.: Quale potrebbe essere una risposta che segna un campanello d'allarme?

D.: I bambini manifestano con il pianto. Questo è quello più evidente. L’eccesso di pianto o addirittura il nascere delle prime fobie infantili che non si risolvono nel breve giro di qualche mese può essere un motivo che spinge il genitore a rivolgersi a qualcuno.

I.: Quali possono essere le difficoltà del suo lavoro?

D.: Le difficoltà sono dovute più che altro ad un’iniziale resistenza da parte dei genitori a provare a mettere un po’ in dubbio ciò che stanno facendo, senza naturalmente demonizzare il ruolo del genitore che, comunque, include sbagli per noi tutti.

I.: Certo, perchè siamo umani e quindi tutti possiamo sbagliare.

D.: Assolutamente sì.

I.: Ma chi si rivolge a Lei?

D.: Generalmente i genitori in modo diretto, in quest’ambito.

I.: In che modo i genitori riescono a recepire l'allarme nel bambino?

D.: L’allarme nel bambino è manifestato in genere attraverso i genitori in primo luogo ma a volte anche con altre figure. Ad esempio il fatto che un bambino abbia estrema, e sottolineo estrema perchè diciamo è proprio la misura in cui accadono le cose che fa la differenza, difficoltà ad esempio a giocare da solo o a stare in certi contesti in assenza temporanea dei genitori è un bambino che sta già chiedendo una forma di aiuto. Questo è quello che abbiamo notato nei pazienti del nostro Centro Studi sulla Genitorialità Treviso.

I.: Quindi il suo comportamento fa sì che abbia bisogno di aiuto.

D.: Esatto.

I.: Allora dottore, diamo alcuni dati: il dott. Michele Canil è neuropsicologo e psicoterapeuta, titolare del Centro Studi sulla Genitorialità Treviso. L'indirizzo del suo studio è il seguente: via Carducci n. a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. Lo potete contattare direttamente al 345 6827868 e l'indirizzo email per qualsiasi informazione è canil.michele@libero.it. Il sito web è www.michelecanil.it . Cosa si può trovare per esempio nel sito web?

D.: Nel sito web ad esempio ci sono alcuni articoli – tratti dalle esperienze evidenziate nel nostro Centro Studi sulla Genitorialità Treviso – proprio in riferimento agli stili educativi e di attaccamento che possono facilitare a riconoscere un comportamento del proprio bambino, per capire se è il caso chiedere aiuto o se le cose possono anche andar bene così.

”I.:

[blockquote text=”I.: Ringraziamo il dottore che sarà con noi anche per altri argomenti.” text_color=”” width=”” line_height=”undefined” background_color=”” border_color=”” show_quote_icon=”yes” quote_icon_color=”#ff7e00″

D.: Grazie a voi.

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