Festività natalizie: aumentano solitudine e depressione?
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FESTIVITA’ NATALIZIE

FESTIVITA’ NATALIZIE

FESTIVIT NATALIZIE: SOLITUDINE E DEPRESSIONE?

7 Gold – TG7 Nord Est “Sette in Punto” – 13 dicembre 2019
Roberto Guidetti intervista il dott. Michele Canil

I.: Ben ritrovati a Sette In punto. Oggi abbiamo con noi Michele Canil, neuropsicologo e psicoterapeuta Treviso. Buongiorno dottore, Le giriamo direttamente il titolo della nostra trasmissione “Tempo di festa?” che vuole indicare che spesso i momenti che si avvicinano alle feste, in questo caso al Natale, sono anche i momenti in cui certe situazioni si esasperano sotto forma di solitudine, depressione.

D.: Le festività sono un momento molto particolare per noi esseri umani. Ci vive e rievoca situazioni positive, chi le vive e rievoca ferite che ahimè in alcuni casi sono ferite mai rimarginate. Da Freud a Erikson, tutti sono stati attenti a comunicare che noi come persone viviamo sì il presente ma anche ciò che ci attendiamo dal futuro e soprattutto il nostro passato; il nostro passato è l’esperienza vissuta che ci permette di interpretare l’attuale. Purtroppo chi ha delle sofferenze e dei tagli profondi nella propria storia affettiva, durante le festività, spesso un po’ prima, tende a cadere in una sofferenza che gli ricorda ciò che è stato bello e ciò che invece è stato molto doloroso.


I.: E’ anche un po’ il trionfo dell’effimero. Questi momenti di apparente comunità, queste feste che radunano le famiglie sono anche i momenti più difficili perchè magari certi nodi non ancora risolti riemergono in tutta la loro difficoltà di risoluzione.

D.: Potremmo dire che sostanzialmente è sì un rito cristiano che fa parte della tradizione di moltissimi popoli, ma è anche la celebrazione della famiglia; e la famiglia è appartenenza, storia, affettività, quindi questo va sicuramente a toccare la parte emotiva nostra profonda e la nostra storia, la nostra infanzia, la nostra adolescenza, ciò che ci è mancato e ciò che abbiamo avuto inevitabilmente viene messo in modo esplicito al di fuori di noi perchè tutto ciò che riguarda il Natale va a contattare queste parti delicate.


I.: Dottore, Lei abita in un’area che negli ultimi decenni si è affermata dal punto di vista industriale, imprenditoriale. E’ un po’ un’area dove esiste un certo benessere diffuso. Tante volte questo benessere ha una doppia maschera: esteriormente si presenta come qualcosa di vincente, dietro di sé può invece rivelare non solo degli aspetti di insoddisfazione ma anche di frustrazione e repressione.
D.: Questo è vero ed è anche un dato interessante sul quale io invito sempre un po’ tutti a riflettere. E’ vero che da un lato c’è la crescita economica che ha visto molti territori dal dopoguerra ai giorni nostri in forte crescita, ma non sempre a questo è accompagnato un’attenzione alla crescita non solo culturale, ma proprio emotiva quindi ai valori, alla famiglia, ai buoni rapporti. Quindi spesso dove c’è un boom economico, dilatato nel tempo, corrisponde anche un certo grado di malessere in più. Le porto un dato molto interessante, verificabile da chiunque nel sito dell’Istat: moltissimi studi hanno confermato che laddove c’è una crescita economica improvvisa, aumentano anche i suicidi. Paradossalmente, rispetto a molte cose che si leggono ma che non sono di buona qualità, dove c’è un abbassamento del benessere economico, i suicidi tendono a calare. Questo effetto è molto importante perchè ci dice che laddove c’è crescita economica si spezzano dei fili che in qualche modo ci sostengono; laddove c’è un calo economico, le persone tendono a trovare di più una dimensione di famiglia, di attaccamento e di sopravvivenza. Questo escludendo quei due o tre stati dell’Europa, come l’Estonia o l’Ungheria, dove purtroppo ci sono altri motivi per cui il tasso dei suicidi è molto alto.


I.: Tra i Suoi pazienti, dottore, potrebbe stimare quanti giovani rispetto ad esempio agli over 40?
D.: Tendenzialmente la fascia più importante è quella adulta, dai 25-30 anni fino ai 55-60. Poi vi è la fascia degli adolescenti che attraversano un periodo difficile di cambiamento; e poi la fascia over 60 laddove cominciano ad esserci situazioni che normalmente si vedevano nella fascia adulta come ad esempio attacchi panico, crisi d’ansia, depressione.


I.: Lo scetticismo delle persone a proposito della possibilità di essere curate; potremmo sottolineare che esistono due aspetti: uno può essere l’aspetto economico, uno dice “non vado a spendere tot. per sentirmi dire tante belle parole che poi non risolvono nulla”; nel secondo aspetto c’è tante volte un ritegno ad aprirsi agli altri poiché molte volte è molto più difficile aprirsi con uno sconosciuto che con una persona con cui si ha magari a che fare tutti i giorni.
D.: Anche questo punto è devo dire in forte cambiamento: fino ad alcuni anni fa c’era una sorta di tabù, nonostante il segreto professionale, per il timore di ricevere un giudizio sociale anche se vedo che in molti casi si è sdoganata questa questione, per alcuni stiamo diventando un po’ come il popolo argentino degli anni ’80 in cui chiunque aveva il proprio analista, un po’ come il medico di base. Ora la situazione è un po’ meno difficile perchè le persone ne parlano, a volte si scambiano opinioni “ma sai, il mio terapeuta mi ha detto che…” quindi devo dire che su questo punto siamo un popolo in forte movimento, ma è un po’ una tendenza europea sentendo colleghi che operano in altri Stati. Sull’altro punto che Lei citava, dipende molto dall’approccio che abbiamo noi psicoterapeuti nel senso che c’è chi è più interventista, chi meno. Io tendo sempre ad esserlo perchè val sempre la pena provare a creare un cambiamento importante nei tempi più ridotti possibili. Perchè bisogna sempre tener conto che la sofferenza è qualcosa che noi vorremmo evitare il più possibile. Quindi anche prepararsi con dei trattamenti nuovi che sono in corso come ad esempio l’EMDR Treviso, tecniche molto utili ed estremamente raccomandate proprio per alleviare da subito i sintomi. Quindi direi che anche lì c’è sicuramente un po’ più di fiducia.


I.: EMDR cosa significa?

D: L’EMDR è una tecnica che si fonda sul movimento oculare il quale va a stimolare alcune aree del cervello che nel tempo, si è visto attraverso anche risonanza magnetica, producono un importante cambiamento. Deriva dall’ipnosi, una tecnica molto difficile, siamo in pochi in Italia perchè molti colleghi spesso vi fanno ricorso ma poi tendono ad abbandonare questa tecnica; l’EMDR è più strutturato, va subito al cuore della questione, sfruttando il movimento oculare ed andando ad eludere in noi quella coscienza del cambiamento; produce subito una rielaborazione molto veloce e sensibilizza rispetto al sintomo che trattiamo. Le faccio un esempio: a volte ci sono casi di traumi molto importanti come abusi, violenze, persone che assistono a morti violente. Questa tecnica è molto raccomandata proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità perchè la persona può beneficiare degli effetti immediati che portano a lavorare poi meglio a livello psicoterapico. Chiaramente in periodi come questo di feste natalizie, quindi di drammi che riemergono, è molto utile; molti colleghi sempre di più la stanno utilizzando affiancata alla psicoterapia. Chiaramente non esiste la panacea, ma all’interno di un percorso psicoterapeutico questa può essere già una prima arma.


I.: Lei ha detto che agisce sulla coscienza. Molto utile, perchè ti può fornire una consapevolezza di una situazione nei confronti della quale potevi essere più negativo; ti aiuta magari a vedere la situazione con un maggiore equilibrio. EMDR, sarebbe l’acronimo di..?
D.: Eye Movement Desensibilization and Reprocessing. A differenza dell’ipnosi non vi è addormentamento, è una rielaborazione molto veloce, la persona è consapevole ed emergono dei costrutti, cioè degli insiemi di significato che da un lato mettono in luce quelle che sono le sofferenze, dall’altro le rielaborano molto velocemente. A chi come me è stato impegnato nel sisma in Abruzzo nel 2009, l’EMDR è stato utilissimo, direi più dei farmaci perchè l’azione è molto immediata.


I.: Lei ha citato l’Abruzzo, quando il mondo ti crolla proprio addosso perchè perdi tutto, la tua casa, i tuoi cari…
D.: Tenga conto che per l’essere umano ci sono dei valori assoluti come la casa, i riferimenti, i propri oggetti, la famiglia. Lì abbiamo assistito persone che hanno proprio visto morire i propri cari; quindi situazioni molto drammatiche dove è importante avere gli strumenti efficaci ed il più possibile veloci.


I.: Dott. Canil, voltando proprio pagina: perchè siamo un’umanità che non riesce più a dormire?
D.: Il sonno ha un ruolo molto importante; si sa che il sonno riflette ciò che facciamo durante la veglia e ciò che ci attendiamo di fare il giorno dopo. Tutto il nostro sistema di anticipazione a livello di ipotesi è sempre molto poco valutato; in realtà noi esseri umani tendiamo a stare anche un pochino nel futuro, quindi il domani incide molto spesso sulla qualità del sonno. Dormiamo peggio perchè siamo estremamente attivati e stimolati dalla vita, un po’ troppo. Tutte queste connessioni neuronali ci sono utili, ma c’è un limite perchè ogni cosa dipende dalla dose, per citare Paracelso; Tutto è veleno, niente è veleno: la dose fa la differenza. Quindi l’eccesso di stimolazione rischia in primo luogo di andare a toccare il sonno, quella che è la base attraverso cui noi non solo ci rigeneriamo, ma mettiamo le basi per il giorno dopo.


I.: E’ tutto un meccanismo che avviene quanto a livello inconscio?
D.: E’ tutto inconscio. L’andamento del sonno è fatto di varie fasi in cui ci si avvicina di più alla veglia, sonno REM e non REM, con un diagramma più o meno stabilito e diffuso; laddove i sogni e la rielaborazione delle informazioni immagazzinate che comunque facciamo di notte è disturbata, tendiamo al risveglio perchè sviluppa reazioni fisiologiche ed emotive. Questo si intreccia con l’ EMDR, che sfrutta il movimento oculare che facciamo spontaneamente durante il sonno profondo e che è un processo naturale e fisiologico che il cervello fa per rielaborare tutti i dati ed immagazzinarli. Fatto quello c’è però anche una parte che anticipa il domani. Quindi è esperienza comune che dove c’è un’esperienza di vita importante il giorno dopo che crea tensione, il sonno della sera prima è rovinato. Dobbiamo stare quindi molto attenti sì alla condizione attuale di vita, non troppo stress, alimentazione sana, ma anche a non crearci eventi troppo impattanti.


I.: Anche perchè non esistono più i tempi, nel senso che ad esempio dopo due ore davanti al computer dovremmo avere mezz’ora di tranquillità, di astrazione da tutto quello che facciamo per poi riprendere. Invece non c’è più molto tempo dove ritrovare un po’ se stessi.
D.: Poi c’è un po’ questa nuova abitudine che un po’ tutti la sera fanno di leggere internet dal tablet o dal telefono; bisogna dare una limitazione a questo perchè stare due ore davanti al telefono in realtà attiva a livello neuronale il cortisolo, quindi il processo di addormentamento diventa molto difficile perchè siamo appena stati bombardati di informazioni.


I.: Lei dottor Canil, è favorevole o contrario all’uso dei sonniferi? Lei mi dirà che dipende da persona a persona ma ammettiamo che io sono un Suo paziente e Le dico “Non riesco a dormire, mi dia un sonnifero, devo fare qualcosa per riuscire a dormire.
D.: Il problema non è il sonnifero di per sé perchè le ricette le fanno facilmente i medici di base. Io dico, prima proviamo a curare l’igiene del sonno, proviamo a capire cosa c’è che non va; capire un pochino lo stile di vita, l’alimentazione e poi se c’è una preoccupazione in corso; perchè la preoccupazione si trasforma dentro il cervello e diventa un livello di alcuni neurotrasmettitori. Come tutti i mammiferi abbiamo questa magia: l’esperienza si trasforma in segnale biochimico ed elettrico, bisogna stare molto attenti a questo processo neuropsicologico. Ovviamente la preoccupazione va a toccare alcuni neurotrasmettitori come quelli della dopamina e della serotonina che inevitabilmente si ripercuotono nel sonno. Spesso ad esempio quando c’è un calo del tono dell’umore, non dico necessariamente una depressione grave, assistiamo ad uno svuotamento della serotonina per cui il paziente tende a svegliarsi alle 4 del mattino. In questo caso attenzione perchè c’è qualcosa che sta agendo come stress molto forte.


I.: Poi dottore è anche vero che al giorno d’oggi esistono farmaci che sono in grado di attenuare questo tipo di tensione e non necessariamente devono stordirti per portarti a dormire. E l’importanza dei sogni? Tante volte non ci diamo peso, o ne diamo un po’ troppo. Tante volte vediamo cose che non vorremmo vedere, pensiamo ad esempio ad una persona che ci ha fatto infuriare qualche ora prima…


D.: I sogni sono un ambito molto particolare, purtroppo sfuggono di mano alla scienza perchè di fatto è un materiale così ricco di significati e contenuti fantastici. A buon senso, dico che il sogno è interpretabile non tanto dall’analista che può dare una sua lettura quanto dalla persona che lo ha prodotto e può essere utilizzabile come un dato di cui tenere conto. A volte ci sono delle parti dei sogni molto esplicite, come ad esempio sulle relazioni con familiari o colleghi; capita addirittura di avere delle intuizioni durante i sogni. Altre volte sogniamo del materiale così particolare e strano che diventa anche difficile interpretarlo. Però effettivamente c’è qualcosa del mondo dei sogni che può essere usufruibile.


I.: Dottor Canil, volevo tornare con Lei al discorso sulla qualità della vita: tante volte, al termine della giornata, come scarico di stress c’è l’abbuffarsi a livello alimentare; la soddisfazione che ti dà il riempirti la pancia cancella o nasconde tutta la frustrazione o lo stress accumulato nella giornata dove magari hai sparato adrenalina a tonnellate.
D.: Le endorfine fanno il loro mestiere, sono come dire il pacificatore delle nostre frustrazioni. In particolar modo gli alimenti su base zuccherina oppure su quantità: quest’ultima, comportando la dilatazione dello stomaco, produce un certo piacere. E’ difficile essere consapevoli, ce lo diceva già Freud: è molto difficile, è una delle operazioni che richiedono calma e dedizione alla complessità di cui siamo fatti. Però cercare di essere consapevoli sul perchè alcune volte facciamo l’abbuffata o cerchiamo in modo compulsivo un cibo, forse ci può muovere una riflessione sul che cosa spinge quel comportamento. In fondo stiamo tentando di gratificarci ma probabilmente c’è una frustrazione in altro senso.


I.: Piuttosto è preferibile fare due passi ad esempio, piuttosto che mettersi a tavola illudendosi di colmare la lacuna che c’è stata durante la giornata con un bel piatto di carbonara che, soprattutto se mangiato alla sera, comporta cattiva digestione, sonno disturbato, eccetera.
D.: La digestione tende a far risalire il sonno profondo e quindi ci sono risvegli..I popoli antichi dicevano “colazione da re, pranzo da principe e cena da povero”, direi che rimane assolutamente un manuale d’ istruzioni molto utile.


I.: L’ultima indicazione che Le chiedo, dottor Canil, è a proposito di una persona in difficoltà, Lei lavora anche in ospedale: ci si può rivolgere anche ai servizi ospedalieri.
D.: Certo, io lavoro in un servizio per le dipendenze. Dal punto di vista del disagio psicologico ormai tutte le Ulss offrono una grande panoramica. Ovviamente ci sono dei servizi dedicati, ma ci sono altre patologie, altre sofferenze umane che non sempre trovano un riscontro all’interno delle Ulss e quindi mettono le persone nelle condizioni di cercare altrove. Le faccio un esempio: la sempre più diffusa dipendenza affettiva ad esempio non trova una sua collocazione precisa però io vedo che nell’ultimo decennio c’è un aumento molto importante di questa tendenza e quindi della tendenza di queste persone che affettivamente dipendono ad unirsi ad altre persone che invece come dire hanno una personalità di tipo narcisistico e che altrettanto in modo importante dovrebbero provare a sistemare se stesse. Quindi, insomma, c’è una grande offerta ma il numero crescente di persone che soffrono non sempre può trovare una collocazione. Però informandosi c’è sempre qualche possibilità.


I.: Noi ringraziamo Michele Canil, neuropsicologo e psicoterapeuta con il quale ci ripromettiamo in futuro di affrontare questioni che ahinoi non sono mai terminate anche perchè la complessità dell’essere umano impone sempre delle riflessioni e delle analisi piuttosto interessanti. Grazie dottore e buon lavoro.

Dott. Michele Canil
Psicologo, Psicoterapeuta
Neuropsicologo, Ipnosi clinica
Perfezionato in Psicofisiologia clinica, Genetica, Nutrizione.
Opera nelle città di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso.
Il dott. Canil si occupa da molti anni di diagnosi e cura della depressione a Treviso, Conegliano e Vittorio veneto. Oltre a ciò tratta molti disturbi psicosomatici, si occupa di cura dell’ansia e di attacchi di panico e molti altri tipi di disturbi. Opera in strutture ospedaliere ed in studio privato di Psicologia, Psicoterapia e Neuropsicologia.

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