Effetti della pandemia da Covid | Michele Canil
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Effetti della pandemia da Covid

Effetti della pandemia post Covid

Effetti della pandemia da Covid

Intervista al dott. Michele Canil per la trasmissione “7 In Punto” in onda il 17-05-2022 su 7 Gold sugli effetti della pandemia da Covid.

 

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I: Buongiorno e ben ritrovati a Sette In Punto. Questa mattina facciamo un po’ un’analisi di quello che stiamo vivendo, che abbiamo vissuto e che forse siamo destinati ancora a vivere per un po’ “Cosa resterà di questi anni difficili?”.

 

E’ l’analisi che facciamo di questo biennio che tutti abbiamo vissuto sulla nostra pelle ma anche dei momenti critici che tuttora viviamo con la guerra in Ucraina. Per questo è venuto a trovarci, e gli siamo molto grati per essere con noi, il dottor Michele Canil che è anzitutto neuropsicologo, psicoterapeuta e psicologo clinico. Poi andremo anche ad approfondire nuovi incarichi che ha avuto e dei quali ci parlerà anche nell’ottica di incontri importanti che state per organizzare. Dottore, che cosa c’è stato anche nella sua professione in questi anni di così dirompente che in qualche modo può avere sconvolto quello che noi chiamiamo tran tran? Perché crediamo Lei sia abituato a situazioni abbastanza diversificate e un po’ difficili. Che cosa questi fatti, la pandemia e ora la guerra, hanno determinato nelle persone nel loro modo di sentire, di vivere la quotidianità?

Michele Canil: Senza dubbio ha avuto un grande impatto per le circostanze ovviamente dovute alla pandemia, a questo virus, ai momenti di incertezza a cui tutti sono andati incontro; e non di meno l’isolamento sociale, di cui tanto si è parlato che chiaramente ha un effetto soprattutto sugli esseri umani. L’isolamento sociale è un aspetto che mette in difficoltà un po’ tutti i mammiferi, quindi la biologia si dà sempre un punto di vista molto più allargato.  Noi ne abbiamo risentito ancora di più. Quello che ancora persevera è il fatto che questi anni così complicati sotto molti profili, sotto il profilo personale più allargato della famiglia, del contesto lavoro, del contesto sociale hanno generato è un effetto poi di risonanza per cui stiamo ancora occupandoci noi addetti ai lavori di patologie di sofferenze più in generale che sono emerse a posteriori e ancora stanno emergendo. Come se un evento così importante avesse impattato nell’immediato ma poi con un rimbalzo anche un po più a lungo termine; per cui molte situazioni che erano la tenti dal punto di vista emotivo psichico o anche di relazioni familiari le stiamo vedendo adesso. E alcune statistiche ci dicono attenzione perché eventi di rilevanza così grande generano uno strascico anche di diversi anni per cui anzi l’appello che che continuiamo a fare noi addetti ai lavori è di cercare di essere tutti uniti, di avere anche un sostegno da parte delle grandi istituzioni perché insomma c’è un po da fare in questi anni; la coda a volte diventa più importante del momento dell’impatto. Questi anni difficili lasceranno un segno storico sociale sulla paura, sul sullo stress e in modo un po più ampio qualche riflessione sul senso della vita credo.

 

I: Si indubbiamente poi sa è capitato anche in un momento storico in cui già soffrivamo per questa benedetta maledetta crisi economica del 2008 che ci trascinavamo ancora da un punto di vista congiunturale non solo.

 

In un contesto come quello in cui viviamo noi uomini e donne del terzo millennio in cui abbiamo perso un po’ il senso di quella che è la parola comunità tanto più nelle città quanto nei piccoli centri in cui veramente l’isolamento personale era diventato una condizione abbastanza diffusa per cui diciamo è arrivato questo ulteriore fenomeno a sottolineare a girare un po il coltello nella piaga.

Michele Canil: Questo assolutamente, tendiamo a vivere un’epoca in cui siamo confezionati singolarmente, un pò incapsulati con questa sorta di patina che tende ad isolare e a non creare rete. Il concetto importante che diceva Lei della comunità è fondamentale per la nostra sopravvivenza perché il creare rete genera risorse e familiarità con un luogo e le persone dove viviamo. Oggi la paura e la diffidenza sono il sentimento che invece spesso è associato alla nuova conoscenza.

 

I: Le considerazioni che lei giustamente fa rimandano anche un po’ al mestiere stesso che Lei rappresenta di psicologo a Treviso.

Anche la professione del giornalista, di chi deve fare informazione, è molto cambiata da questo punto di vista perché è cambiato il modo di approcciare gli argomenti. Adesso hai la rete, hai i social, non è più il contatto diretto con la persona con la quale vai a parlare a quattrocchi; non c’è più proprio il contatto. Viviamo in una società quanto mai virtuale in cui la comunità è stata sostituita dalla community che per carità in inglese è il corrispettivo ma nella realtà non è il corrispettivo.

Michele Canil: Globalmente siamo fatti di tanti sensi e il nostro sistema nervoso centrale desidera che tutti i sensi vengano coinvolti nelle relazioni. Lì dove mancano alcuni sensi, è chiaro che la tecnologia non può risolvere tutto. Guardi, faccio un piccolo salto nel passato fine anni ’70 primi anni ’80: ci sono stati diversi esperimenti di isolamento; magari qualcuno ricorderà persone che si isolavano in qualche rifugio e filmavano tutte le giornate. Arrivava sempre un momento di grande rottura degli schemi e le persone ad un certo punto avevano necessità di interrompere l’esperimento e di tornare alla vita di tutti i giorni. Sebbene avessero libri, televisione la possibilità di di di svolgere una serie di attività anche impegnative, ma a un certo punto il bisogno relazionale emotivo è alla base di noi e questo secondo me è stato un grande insegnamento di cui forse abbiamo tenuto troppo poco conto.

 

I: Indubbiamente,  perché sono esperienze che al giorno d’oggi forse esasperano una condizione che già magari tanti di noi vivono o per un motivo per l’altro.

Tante volte ci fa effetto vedere persone di una certa età aggirarsi nei pressi delle stazioni ferroviarie con i loro sacchetti e dopo scoprire, se magari qualcuno si fa avvicinare, che sono persone che hanno rinunciato alla vita, hanno rinunciato a quello che erano prima di allora, per cui a tutto quello che facevano; anche le relazioni o forse anche in virtù di grandi delusioni che possano aver portato queste relazioni. Per cui anche un aspetto sa tante volte tra amici in maniera un po’ goliardica si dice “Guarda io finirò come quello lì” ma sono decisioni che hanno preso quelle persone, è una scelta anche molto coraggiosa, sotto tanti punti di vista anche da ammirare.

Michele Canil: Quella è una scelta molto particolare quando è una scelta. Ma un effetto simile si ha comunque quando si abbandona a un certo stile di vita e si decide di inserirsi in una comunità con dei valori particolari. Ma può essere anche una scelta diversa, faccio un esempio, l’associazionismo. Molte persone dicono “Io da quando ho lasciato la vita di tutti i giorni, la tendenza a vivere all’occidentale, mi sono messo nell’associazionismo, nel volontariato, nella relazione con l’altro”. Si riscoprono, rinascono e addirittura si stravolge il sistema dei valori della persona; quindi anche in positivo perché l’aiuto, lo stabilire un contatto richiamano cose antiche di noi. In fondo il senso di appartenenza è importantissimo e qualcosa che lo minaccia mette molto in crisi l’essere umano.

 

I: Indubbiamente anche il senso di prendersi cura di qualcuno è molto importante. Poi insomma Lei ha ha spalancato una porta: in Veneto il volontariato è un fiore all’occhiello, la nostra regione crediamo che sia addirittura un esempio a livello europeo.

Ne parliamo in una Padova che è stata capitale europea del volontariato. Ma al di là di questo, Lei dottor Canil viene dalla provincia di Treviso che è un altro esempio in questo senso. La domanda che volevamo fare, e scusate che quando il dottor Canil è nostro ospite noi usciamo sempre dal seminato con ampi giri, però ci fa piacere anche ascoltare la sua valutazione su tanti aspetti, qualche caso in questi due anni che Le è rimasto particolarmente impresso o l’ha colpita per come magari queste situazioni di cui stiamo parlando hanno proprio trasformato la persona cioè hanno mostrato le paure o qualcosa che forse era riposta in un cassetto chiuso neanche a chiave ma insomma improvvisamente riaperto da questa sensazione anche di impotenza che avevamo di fronte al alla pandemia e che adesso si ripropone a fronte purtroppo di tutte quelle scene che abbiamo visto di guerra che ci hanno proiettati  in una dimensione anche temporale che sembrava appartenere ai libri dove i ragazzi studiano.

Michele Canil: Molto molto, in questo momento sembra quasi la prosecuzione dello stato di paura che alcune persone hanno vissuto purtroppo. Ricordo in particolare un caso negativo, purtroppo ce ne sono stati molti, e questo mi ha fatto molto riflettere, ha fatto riflettere un po’ tutta la la comunità di psichiatri e psicologi neurologi. Questa pandemia, questi momenti di paura, di allontanamento o di costrizione rispetto alla convivenza hanno fatto risvegliare molte tragedie; sto parlando degli abusi subiti da alcune persone. Quindi purtroppo ha avuto un effetto di risonanza, di amplificazione. Vogliamo però fare uno sforzo e cercare di vedere anche il positivo: forse è meglio che siano emerse queste situazioni perché si possono trattare, si possono rielaborare e si può dare un po’ una qualità di vita alle persone. Tutto sommato erano situazioni latenti che questa pandemia risvegliato. D’altro canto, devo dire, ho in mente in particolare una situazione di cui ovviamente non faccio riferimenti; è stato anche bello scoprire che alcune relazioni, magari anche di genitori figli che erano da lunghi anni incrinate, in realtà hanno trovato un nuovo spunto. Proprio nella forzata convivenza, se da un lato abbiamo assistito a importanti episodi di aumento della violenza domestica, dall’altro ci sono stati anche tanti episodi in cui le persone hanno riscoperto la relazione con i figli, con la moglie, con i parenti, con i genitori. Perché poi tutti abbiamo un doppio ruolo, se non un triplo. Questa è una nota positiva che mi sembra giusto sottolineare, altrimenti come dire c’è la tendenza magari di molti colleghi a dare solo le notizie negative. Però insomma mettiamo anche sulla bilancia quello che di buono è successo: c’è una forza di fondo che è lo stare insieme, il riuscire a ricreare emotivamente una vera rete.

 

I: Fa piacere sentire queste cose perché purtroppo, dobbiamo dirlo, certe personalità più fragili possono essere state condizionate da questa informazione martellante; viviamo in un mondo in cui l’informazione non solo è lì a portata di mano e in ogni momento della nostra consultazione di tutti i dispositivi che fanno ormai parte della nostra quotidianità.

Dobbiamo dire anche gli aspetti positivi, cioè questa pandemia qualcosa di buono ha portato pur insomma nelle difficoltà e in quello che ha comportato. Tante situazioni familiari che si sono riavvicinati magari tanti genitori che i figli non li vedevo adesso gioco forza con i figli che i genitori l’uno di fronte gli uni di fronte agli altri insomma è stato anche un aspetto estremamente positivo. Qualcosa di buono comunque ci ha lasciato perché insomma tutte le cose hanno sempre un aspetto di positivo è logico che dall’altro punto di vista ci siamo trovati in questa costrizione. Le fa paura a questo punto, glielo chiediamo non solo come professionista ma anche come come cittadino, il fatto che con questo chiamiamo “libera tutti” adesso ci sia un atteggiamento spostato, esattamente il senso contrario. La spaventa il fatto che si rischi come dire un peggioramento. Poi adesso non vogliamo fare gli uccelli del malaugurio ma a ottobre con l’avvio dell’autunno si potranno avere comunque delle conseguenze nuovamente di inasprimento della pandemia.

Michele Canil: Guardi, da un certo punto di vista gli esperti di virologia ci raccontano come ci sia un inasprimento fisiologico nei mesi invernali, possiamo attenderci un pochino questo. Speriamo insomma che questo virus realmente sia indebolito anche da un punto di vista della genetica della costruzione. Può darsi che in autunno si debba ricorrere comunque a qualche precauzione, io penso però che le persone abbiano un grande bisogno di liberarsi di questa mascherina per il fastidio ovviamente da un punto di vista concreto e per la mancanza di una parte del viso dell’altro che diventa fondamentale nella comunicazione. Apriamo una piccola parentesi: noi sappiamo da alcuni studi che ad esempio i bambini, i neonati, se hanno l’impossibilità di vedere una parte del viso della madre diventano bambini con difficoltà emotive perché non riescono ad anticipare le emozioni dell’altro. Quindi pensiamo a quanto è importante la la comunicazione con un viso intero. Poi da un lato quando c’è una restrizione su un polo, tendenzialmente l’essere umano reagisce col polo opposto e dopo un po’ si trova la mediana dell’equilibrio. Diciamo che in questo momento i colleghi virologi ci stanno dicendo che tutto dovrebbe andare sufficientemente bene. Le persone hanno bisogno di un’estate più libera.

 

I: Sì perché in effetti abbiamo vissuto due estati, in particolare quella del 2020, che è stata drammatica dal punto di vista della socialità perché le nostre realtà prevedono che si esca, non per forza si socializzi, ma per forza si partecipi ad un genere di vita che ci vede tutti i marciare come dei burattini per le solite vie del centro in cui bisogna fare la passeggiata.

Sono consuetudini anche quelle che non dispiacciono perché fa piacere a chiunque. Poi se uno vuole soffermarsi a trovare spiegazioni più o meno approfondite insomma pensiamo che sia, ci scusi il termine, una sociologia un po’ da quattro soldi. La voglia che abbiamo tutti di ritornare anche a respirare quest’aria bellissima un pò caldina di questa parte del mese di maggio è assoluta. Però, come diceva Lei all’inizio della trasmissione, cosa resterà di questi anni difficili? Lei ha sottolineato che potrebbe la conseguenza protrarsi ancora per qualche tempo, nel senso tutto quello che abbiamo vissuto, sentito e provato inevitabilmente resterà, non è che possa un colpo di spugna eliminare tutto.

Michele Canil: Sarebbe bello poter avere quel tipo di bacchetta magica per togliere tanta sofferenza che purtroppo invece sta arrivando negli ambulatori e nei reparti. La previsione è che come dire questo risvegliarsi di alcune sofferenze avrà necessiterà di un pochino di tempo ancora, quindi c’è un tempo psicologico, c’è un tempo il motivo, c’è un tempo concreto che non necessariamente coincidono; ma questo lo sappiamo già insomma abbiamo purtroppo anche accumulato l’esperienza dei nostri colleghi precedenti. In ambito psicopatologico, dico la prima che mi viene in mente, il conflitto del Vietnam è stato fonte di grosso lavoro dal punto di vista psicologico psicopatologico per almeno 10 anni. Lì trattasi di guerra e quella è una cosa terribile però insomma la paura e sentimenti feriti di questi due anni di pandemia senza dubbio resteranno per un po’. Per fortuna al giorno d’oggi ci sono anche tanti strumenti validi; stiamo collaborando e lavorando tutti e c’è un grande impegno da parte di tutti i colleghi, siamo una società per fortuna che ancora coopera e lavora e questo è fondamentale.

 

I: Altro che se è fondamentale. Ci sarebbe un aspetto importante che forse non abbiamo sottolineato abbastanza: uno psicologo che debba fare il suo mestiere deve avere la persona che ha di fronte a nudo nel senso più letterale della parola.

Dal punto di vista della mascherina, immaginiamo anche le difficoltà e la fatica che ha fatto nel suo mestiere per relazionarsi con gli altri. Il suo mestiere è fatto di un toccare la persona vedendole le smorfie, le gestualità, non solo la postura del corpo.

Michele Canil: Questo sì senza dubbio perché il cogliere degli aspetti emotivi eccetera che in realtà lo facciamo un po’ tutti, il cogliere le cose sottili dell’altro viene immediato anche dalle espressioni dalle micro espressioni che tutti non riusciamo a cogliere. E’ stata una difficoltà in più che spesso si è sostituita proprio col col chiedere esplicitamente se c’era un tipo di visione un tipo di emozione eccetera. Mi incuriosiva come a volte la richiesta era contraria: il paziente che chiede al terapeuta giustamente “Almeno nella prima seduta posso chiederle di abbassare la mascherina?” perché c’è il bisogno di capire a chi si sta depositando una cosa tanto preziosa. Questo mi colpisce sempre ed è un aspetto umano che adesso per fortuna sta per ripartire. In ambito medico siamo un po’ tutti tenuti a tenere ancora la la mascherina però insomma si spera che presto verrà risolto anche questo ultimo ostacolo.

 

I: Nella parte conclusiva della nostra conversazione, parleremo dei nuovi incarichi che ha assunto, quello più recente apre delle prospettive anche per la sua attività che sono molto interessanti.

 

Michele Canil: Sì, da circa due anni sono pro rettore dell’Accademia Costantiniana Internazionale delle Scienze Mediche Giuridiche e Sociali, un’accademia prestigiosa italiana all’interno della quale abbiamo nomi molto importanti in ambito medico ma anche di scienze giuridiche e sociali. E’ un’Accademia che si è sempre impegnata per delle conferenze importanti che abbiamo svolto in territorio nazionale ma presto abbiamo l’obiettivo anche di svolgere in territorio internazionale. Lo scopo è promuovere la conoscenza, portare degli argomenti o scambiare anche tra noi professionisti degli argomenti importanti e questo è fondamentale perché come dire non è mai abbastanza l’aggiornamento no quando una persona è appassionata e ciò che fa vorrebbe sempre saperne una in più. Questa è un’ulteriore possibilità sia come incarico ma anche come semplice appartenente a una comunità scientifica che deve essere in continuo aggiornamento perché il mondo cambia e bisogna inseguire questo cambiamento o meglio quasi provare ad anticiparlo per per essere sempre pertinenti capaci e riuscire a dare veramente ciò di cui c’è bisogno. Questa è un’esperienza interessante, l’Accademia è molto attiva; abbiamo fatto un convegno anche prima della pandemia in Senato su vari argomenti. E’ un continuo evolversi e, anzi, un invito per chi è interessato a livello scientifico a partecipare per conoscere qualcosa in più o a conoscere semplicemente delle persone che si impegnano tanto nel loro specifico.

 

I: Pensavamo al discorso di anticipare i tempi: come è possibile anticipare dei tempi che sono in un’evoluzione talmente rapida che nessuno di noi sa neppure immaginare?

Pensare quando entreranno in azione, cioè hanno una velocità e uno sviluppo talmente vorticoso e costante che mettersi al passo significa diventare matti ma insomma può essere anche uno stimolo però da un altro punto di vista e forse è anche il fascino della Sua professione di psicoterapeuta a Treviso.

Michele Canil: Assolutamente. Come diceva Lei è vero che i tempi sono in evoluzione e non si sa neanche quale stile di vita avremo tra cinquant’anni o quali tecnologie, ma in fondo l’essere umano è se stesso. Se noi guardiamo la storia e sappiamo davvero leggere tra le righe, capiamo che l’essere umano tende a ripetersi e a ripetere anche le sue posizioni di risposta, quindi dobbiamo studiare molto bene il nostro passato perché ci permette di anticipare il futuro. Noi studiamo che quello che accadeva 1000 anni fa potrebbe per certi versi non essere così differente da ciò che succede oggi nella risposta degli eventi, però chiaramente adesso stiamo semplificando.

 

I: Dottor Canil cosa stiamo vivendo? Stiamo vivendo una guerra che ci ha riportato al 1940 insomma agli anni della seconda guerra mondiale se non addirittura a eventi precedenti. Come uomini e donne del terzo millennio, chi se l’aspettava la guerra?

Eppure, cosa dicevano, ci sono 160 guerre in tutto il mondo. Questa è qualcosa che anche da un punto di vista mass-mediologico è stata catturata ed entra nelle nostre case con una dirompenza che è veramente preoccupante. Questa guerra, Lei professionalmente come psicologo a Treviso, come l’ha vissuta? Addirittura si sente dire “Tra poco arriverà qui da noi”, c’è questa paura, qualcosa di lontano che è molto più vicino di quanto non crediamo.

Michele Canil: Questo sì, mi permetto di fare una riflessione. Trovo che questa infodemia, questa scarsa informazione, purtroppo sia saltata da un argomento di virologia alla guerra; purtroppo c’è già questa confusione generale dovuta alle paure. A ciò che abbiamo vissuto si aggiunge una mala informazione, una confusione, e questo non fa che aumentare il carico. Quindi un piccolo invito è quello di tenere sempre i piedi per terra magari affidandosi a fonti attendibili e persone che effettivamente hanno una percezione realistica. Purtroppo il futuro non sembra sia prevedibile però proviamo anche a mantenere intanto una sorta di serenità e dobbiamo anche affidarci a quelle che sono delle decisioni che purtroppo non possiamo sempre controllare. Augurandoci il meglio.

 

I:  sì, purtroppo guerra chiama guerra e anche questa è una cosa che ci ha veramente sconvolto.

Come cittadini le armi sono un oggetto veramente della preistoria. Dottor Canil, nella confusione che dal punto di vista di chi Le parla ha caratterizzato questa trasmissione, fortunatamente Lei ha definito perfettamente quella che è una delle vostre mission: rimettere le cose a posto. Le siamo estremamente grati per essere stato con noi. Ricordiamo Michele Canil, psicologo e psicoterapeuta a Treviso, oltre che psicologo e ipnologo clinico, nonché terapeuta EMDR a Treviso. Grazie per essere stato in nostra compagnia e arrivederci tra non molto tempo per riflettere magari e speriamo in un post di tutte queste vicende che stanno caratterizzando la nostra quotidianità ormai da un tempo molto lungo. Grazie a voi per averci seguito, 7 In Punto si chiude qui ma vi riproporrà altri argomenti a partire dalla giornata di domani. Grazie e arrivederci.

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Dott. Michele Canil

Psicologo, Psicoterapeuta

Neuropsicologo, Ipnosi clinica

Terapeuta EMDR

Perfezionato in Psicofisiologia clinica, Genetica, Nutrizione.

Vice rettore dell’Accademia Internazionale Costantiniana delle Scienze Mediche Giuridiche e Sociali.

Opera nelle città di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso.

Il dott. Canil si occupa da molti anni di diagnosi e cura della depressione a Treviso, Conegliano e Vittorio Veneto. Oltre a ciò tratta molti disturbi psicosomatici, si occupa di cura dell’ansia e di attacchi di panico e molti altri tipi di disturbi. Opera in strutture ospedaliere ed in studio privato di Psicologia, Psicoterapia e Neuropsicologia.

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