
27 Mag Eco-ansia
Eco-ansia. L’ansia per il futuro del pianeta: quando la preoccupazione diventa una vera e propria fobia
Eco-ansia è un articolo di Di Marco Zorzetto. Referente: Dott. Michele Canil, Psicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Ipnosi clinica, EMDR
In un’epoca in cui le notizie sul cambiamento climatico sono all’ordine del giorno, cresce anche il numero di persone – soprattutto giovani – che manifestano un disagio psicologico legato all’emergenza ambientale. Si chiama eco-ansia ed è una forma specifica di ansia connessa alla percezione di minaccia verso l’ambiente e il futuro del pianeta. Ma quando la sensibilità si trasforma in malessere, quali sono i segnali da non sottovalutare? E come affrontare questo tipo di sofferenza?
Ne parliamo con il Dott. Michele Canil, psicologo e psicoterapeuta con studio a Treviso, che ci aiuta a comprendere meglio il fenomeno, le sue implicazioni sulla salute mentale e le possibili strategie per gestirlo.
Cos’è l’eco-ansia e quali sono i suoi principali sintomi?
Con il termine eco-ansia si fa riferimento a una forma specifica di ansia legata ai cambiamenti climatici e alle preoccupazioni per il destino ambientale del pianeta, causate dagli eventi estremi legati alla crisi climatica. Colpisce in prevalenza i giovani, particolarmente sensibili a tematiche come il riscaldamento globale, la deforestazione e la sostenibilità ambientale. I sintomi principali includono ansia persistente, pensieri ossessivi sul tema, irritabilità, crisi d’ansia che possono sfociare in attacchi di panico e difficoltà a distaccarsi mentalmente dall’argomento. Spesso si tratta di persone inclini a prendere decisioni radicali sulla propria vita e che possono sperimentare difficoltà sociali, tendendo a frequentare gruppi ristretti con visioni simili.
In che modo il cambiamento climatico sta influenzando la salute mentale di giovani e adulti e generare ECO-ANSIA?
Il cambiamento climatico incide su scelte importanti sia nei giovani che negli adulti, in misura variabile a seconda della sensibilità individuale e della predisposizione ai disturbi d’ansia. In alcuni casi si osservano manifestazioni più gravi, dove il tema diventa centrale nella vita della persona, soprattutto in soggetti con tratti paranoidi. Questo può portare a reazioni di intensa paura, perdita di controllo. eco-ansia
Quali gruppi sociali sono maggiormente colpiti dall’eco-ansia e perché?
I più colpiti sembrano essere i giovani, soprattutto quelli esposti quotidianamente a un flusso costante di informazioni – spesso allarmistiche – attraverso media e social network. A rischio anche le persone con una forte sensibilità o un impegno attivo nei confronti dell’ambiente, così come coloro che lavorano nel settore della sostenibilità.
Quali strategie possono aiutare a gestire lo stress e l’ansia legati ai problemi ambientali?
Le strategie per affrontare l’eco-ansia sono simili a quelle utilizzate per affrontare l’ansia e i disturbi fobici in generale. È importante riuscire ad allontanarsi emotivamente dal problema, riducendo il livello di ansia attraverso tecniche di rilassamento o attività che distolgano l’attenzione, come la lettura, la musica o qualsiasi forma di svago. Utili anche tutte le pratiche orientate alla gestione dello stress distress, mirate a contenere i sintomi ansiosi.
Esiste una correlazione tra il livello di istruzione e la sensibilità all’ansia climatica?
Attualmente non c’è un consenso unanime su una correlazione diretta tra istruzione e sensibilità all’eco-ansia. Alcuni sostengono che un’istruzione più elevata possa proteggere dalla disinformazione, altri invece evidenziano come un alto livello culturale possa amplificare previsioni negative e scenari catastrofici. Ciò che è certo è che l’intensità dei sintomi ansiosi o depressivi può essere un fattore determinante, indipendentemente dal livello di istruzione.
Come i media e i social network contribuiscono a diffondere o amplificare l’eco-ansia?
Alcuni media e social network tendono a diffondere contenuti poco attendibili o eccessivamente allarmistici. Si assiste spesso a un effetto “notizia shock” che cattura l’attenzione del pubblico facendo leva su paura e curiosità, contribuendo così ad amplificare i timori legati al clima.
Qual è il ruolo della psicoterapia nel trattamento dell’ansia legata al cambiamento climatico?
La psicoterapia ha un ruolo fondamentale nel ridurre i livelli eccessivi di ansia e nell’intervenire sui fattori predisponenti. Spesso, alla base di reazioni sproporzionate, si trovano difficoltà relazionali, predisposizioni individuali o un tono dell’umore particolarmente basso, che influenzano la visione del futuro. L’intervento terapeutico aiuta a contenere ansie e fobie, contribuendo a migliorare la qualità della vita.
Come le politiche ambientali possono influenzare il benessere psicologico della popolazione?
Le politiche ambientali possono incidere positivamente sul benessere psicologico, soprattutto se si accompagnano a una comunicazione chiara e responsabile. È importante che le istituzioni informino senza generare allarmismo e coinvolgano attivamente i cittadini, evitando di appesantire il carico emotivo di chi è già particolarmente sensibile.
In che modo l’attivismo ambientale può essere una risposta positiva all’eco-ansia?
L’attivismo può rappresentare una risposta costruttiva all’eco-ansia, offrendo alle persone la possibilità concreta di contribuire al cambiamento. Sentirsi parte attiva di un processo di trasformazione può ridurre il senso di impotenza e migliorare la percezione di sé e del futuro.
Quali sono le differenze tra ansia climatica e altre forme di ansia generalizzata?
L’ansia generalizzata è uno stato cronico che coinvolge diversi ambiti della vita quotidiana e persiste per almeno sei mesi. L’eco-ansia, invece, è specificamente legata alla tematica ambientale. In termini tecnici, sarebbe più corretto definirla una forma di fobia, in quanto focalizzata su un’unica preoccupazione.
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