
16 Apr Dipendenze giovanili
Dipendenze giovanili: quali segnali non vanno trascurati?
Dipendenze giovanili è un’ Intervista al dott. Michele Canil, Psicologo a Treviso, per Antenna Tre, trasmissione del 23 gennaio 2025
VIDEO PARTE 1: Antenna Tre 23 01 2025. DIPENDENZE GIOVANILI. dott. Michele Canil psicologo Treviso
Buongiorno e ben trovati al nostro consueto approfondimento dedicato ai temi della salute. Parliamo quest’oggi di dipendenze giovanili, di droga e alcol in particolare. Lo facciamo in compagnia del mio ospite che vi presento subito. Ho il piacere di ritrovare qui in studio con me il dottor Michele Canil, neuropsicologo e psicoterapeuta a Treviso. Buongiorno e ben trovato.
Buongiorno a tutti.
DIPENDENZE GIOVANILI. droga e alcol: sappiamo COME SIANO trappole pericolosissime in cui cadono sempre più giovani e giovanissimi. È davvero un fenomeno così preoccupante nel nostro territorio ma non solo insomma in tutto il territorio nazionale?
È preoccupante anche dal punto di vista di noi addetti ai lavori e non solo nel territorio nazionale. Direi che è sostanzialmente una problematica che coinvolge un po’ tutto il mondo occidentale e forse non solo. Adesso gli studi stanno un po’ approfondendo, ma sembra che la realtà dei numeri sia molto più indicativa di diffusione rispetto a quanto non pensiamo che sia al giorno d’oggi e nel nostro territorio. C’è questo ricorso importante alle sostanze e in un certo senso anche da un punto di vista culturale c’è uno sdoganamento sul fatto che possano essere nocive su un uso tra virgolette che si pensa possa essere controllato o addirittura in certi casi un uso a favore della salute, quindi ci sono molte informazioni contrastanti. Fatto sta che l’utilizzo delle sostanze soprattutto nella fascia dei giovani, ma non solo, viene visto forse con eccessiva leggerezza. I danni che può provocare un uso anche di una sostanza che possiamo dire avere un impatto non così enorme ma diciamo un uso molto ripetitivo massiccio condiziona comunque molto la persona. Quindi la distinzione è che non sia proprio così salutare dividere in sostanze leggere e sostanze pesanti. Posso anche abusare tantissimo di una sostanza leggera piuttosto che abusare meno spesso di una sostanza pesante, è comunque una dipendenza o una situazione di abuso.
Dottor Canil, Lei diceva che sono sostanze che con il tempo sono state un po’ sdoganate. Si pensa che l’uso possa esserne controllato; questo è più un pensare dei giovani assuntori o anche della comunità?
Direi che è abbastanza diffuso in tutte le maglie sociali. Ci sono persone che hanno uno spirito un pochino più critico ma serve la giusta informazione. Purtroppo al giorno d’oggi la rete di internet dà un sacco di informazioni che non sono la verità assoluta bensì un raccoglitore di pensieri degli utenti. Questo crea una gran de confusione; anni fa si è parlato di “infodemia”, del diffondersi di false verità senza basi scientifiche. Queste possono indurre a pensare che l’uso di sostanze possa essere tollerato, ma dobbiamo soprattutto chiederci quale effetto ha sulla persona. Inoltre, una persona che tendenzialmente ha bisogno di un’integrazione perché altrimenti non riuscirebbe a stare (vale poco il discorso “smetto quando voglio” quando c’è una dipendenza o abuso) potrebbe farne a meno?
A PROPOSITO DI DIPENDENZE GIOVANILI, L’utilizzo e l’abuso di sostanze come droga e alcol è sicuramente un fenomeno preoccupante che continua a crescere ma è molto preoccupante il fatto che gli assuntori siano sempre più giovani. L’età della prima volta in cui si assumono queste sostanze si è molto abbassata.
Sì, a volte abbiamo riscontri di ragazzini che ancora frequentano la scuola media, parliamo quindi di preadolescenza. Vi è una sorta di precocità rispetto all’inizio del periodo adolescenziale; è preoccupante che coloro che potremmo ancora chiamare “bambini” si avvicinino con troppa facilità all’uso delle sostanze – innescando dipendenze giovanili- e con senso critico troppo basso e con poco timore da parte della famiglia sul fatto che si possa instaurare una dipendenza da queste sostanze. Anche i giovani stessi hanno poco timore che la famiglia scopra e dia una punizione. In certe misure la paura è ciò che aiuta a contenere certi comportamenti. La giusta dose di rispetto verso i genitori sta venendo a mancare molto spesso e questo può portare a comportamenti pericolosi.
Il timore di essere scoperti dai genitori sembra non esserci più e questo in qualche modo liberalizza l’utilizzo da parte dei giovanissimi.
Assolutamente sì, questa cosa è molto importante. Siamo passati da un sistema educativo del Novecento fondato fortemente sul senso di colpa, che probabilmente era un eccesso, al polo di contrasto di oggi: troppo basso senso di colpa non fa comprendere ai bambini dove sono i limiti. Il limite è fondamentale perché l’essere umano senza i limiti è pericoloso. Questo lo diceva già Freud nel 1927 quando parlava della civiltà futura che sarebbe arrivata; imparare a reprimere certe pulsioni ed a vivere in serenità entro un certo ambito aiuta l’essere umano a rimanere civile. Una guida è necessaria, l’educazione verte anche sul far capire i limiti.
Spesso abbiamo parlato del tema dei limiti. Molti però sostengono che questi “paletti” possano inibire lo sviluppo dei più piccoli. E’ veramente così?
Tutto è veleno, niente è veleno, dipende dalla dose. Dobbiamo imparare a dosare i limiti; fare il genitore è un lavoro molto artigianale perché bisogna un po’ anche osservare il tipo di risposta che abbiamo nei figli. Infatti, abbiamo chiari esempi su famiglie con più figli che lo stesso modello educativo può sortire effetti diversi, quindi bisogna sempre cucire su misura l’educazione. L’equilibrio è sempre vincente; un po’ di limite, un po’ di frustrazione va bene, non è da demonizzare. Al giorno d’oggi c’è la tendenza a dare poca frustrazione ai bambini; ma frustrazione significa fargli capire che alcune cose non si possono fare ma si può stare bene lo stesso. Bisogna far provare ai bambini una sensazione di benessere e armonia anche vietando una cosa. I limiti creano la possibilità di saper rinunciare, di non sviluppare dei tratti narcisistici che riscontriamo sempre più spesso in modo preoccupante. Il “voglio vivere senza limiti” non produrrà una buona società, ma una società ricca di individui frustrati che si schianteranno con i limiti che il mondo impone.
Molto attuale il tema del narcisismo, oggi se parla molto. C’E’ UNA CONNESSIONE CON LE DIPENDENZE GIOVANILI?
Sembrerebbe esserci uno sviluppo importante dei disturbi borderline di personalità che nascono da alcuni eccessi educativi. Poi ci possono anche essere bambini che nascono già con un certo temperamento però si possono prendere per tempo, rimodellare laddove una famiglia riesca ad accorgersene in tempo. Il genitore che riesce a dare un equilibrio è egli stesso in equilibrio.
Tornando all’argomento DELLE DIPENDENZE GIOVANILI, cosa è cambiato oggi nell’abuso delle sostanze?
Se prima arrivavano negli ambulatori situazioni in cui i figli che abusavano venivano accompagnati dai genitori, ad oggi arrivano i genitori i cui figli non vogliono saperne chiedendo cosa possono fare. Questo la dice lunga sul senso di solitudine di un genitore e sull’incapacità di comunicare con i figli. Poi bisogna anche dire che per alcuni ragazzi è come se si fosse prolungato il lock down e si ritrovano in uno stato simile all’Hikikomori di grande isolamento, utilizzando sostanze come ad esempio cannabinoidi chiusi in camera con il PC. L’importante è avere la sostanza, che va a regolare l’umore, l’ansia, la paura, quindi un sedativo, e la connessione internet. Purtroppo questo è un grande isolamento soprattutto emotivo, affettivo, in cui non sperimentano nulla; è una sorta di stasi in cui non può esservi un benessere. Se l’essere umano non è esplorativo, significa che c’è un’inibizione, questo può essere un segnale utile per alcuni genitori che chiedono quali siano i campanelli d’allarme.
VIDEO PARTE 2: Antenna Tre 23 01 2025 . DIPENDENZE GIOVANILI. dott. Michele Canil psicologo Treviso
Il problema della diffusione, soprattutto delle sostanze tra i giovani e i giovanissimi, è multifattoriale. Le cause sono tantissime e sicuramente complesse.
Le motivazioni che spingono i giovani a provare queste sostanze per la prima volta – INNESCANDO POSSIBILI DIPENDENZE GIOVANILI- e poi a non abbandonarle più, quali possono essere?
Spesso si è visto che è proprio una regolazione emotiva, come se al giorno d’oggi avessimo una tastiera, facciamo finta una tastiera del pianoforte, ogni singolo tasto corrisponde a regolare o in su o in giù il tono dell’umore, l’ansia, la paura, il senso di sconforto, le mancanze, c’è tutto il tema del vuoto al giorno d’oggi che è un tema molto importante di cui forse si parla anche poco; ma il tema del vuoto non solo è complesso da affrontare ma è anche complesso da portare alla luce perché tendenzialmente crea dei comportamenti evitanti e quindi è difficile da scoprire. Allora queste sostanze sembra che aiutino i giovani a regolare emotivamente e quindi la domanda giustamente che qualcuno potrebbe fare è “ma come non riuscite a regolare autonomamente queste emozioni?”
La risposta è no o perlomeno Se non ci fossero le sostanze, facciamo finta che non esistessero al mondo, nulla che può intervenire a livello psicotropo, quindi regolando un po’ le funzioni della psiche, chiaramente bisognerebbe fare altrimenti e quindi imparare a tollerare; ma l’imparare a tollerare sembra una fatica al giorno d’oggi e quindi proviamo a stimolare un po’ i nostri ragazzi e dire tieni duro, prova, vediamo come si può fare; lì dove c’è uno sconforto, una situazione magari di sofferenza, proviamo a trovare altri metodi. Spezziamo anche una lancia a favore di tanti ragazzi bravi che ci provano, che tentano di far leva su se stessi, sulle proprie capacità di resilienza.
Sappiamo che l’adolescenza è una fase complessa, di crescita individuale. Mi sembra di capire che non sia soltanto il sapore di trasgressione che porta i giovani a provare per la prima volta una sostanza, sia essa una droga o l’utilizzo massiccio di alcol. Molto deriva anche dalla famiglia…
Possiamo dire con ragionevole certezza che nella maggior parte dei casi il gap e la predisposizione a possibili dipendenze giovanili si crea nell’assetto familiare. C’è anche una piccola fetta che, per quanto la famiglia sia supportiva e abbia messo i giusti limiti, non è prevedibile. La famiglia al giorno d’oggi ha purtroppo anche degli ostacoli in più, c’è poco tempo, il mondo è estremamente complesso; le sostanze sono purtroppo fuori casa per tutti; abbiamo il pericolo fuori della porta ed il lavoro della famiglia dovrebbe essere il triplo rispetto a qualche decennio fa. Come genitori però ci troviamo ad avere meno tempo: l’invito è quindi di provare ad esserci il più possibile e di combattere questo commercio di sostanze come già le forze dell’ordine stanno cercando di fare.
Preoccupa molto la facilità nel reperire queste sostanze, il costo contenuto ma anche la velocità con cui evolve il mercato, nel senso che sembra ci siano sempre più sostanze, esotiche o no, in grado di dare effetti diversi.
Sembrerebbe che i chimici delle sostanze cerchino sempre di inventare cose nuove, con tutti i danni connessi: abbiamo visto danni permanenti da utilizzo delle cosiddette droghe leggere che poi così leggere non sono.
Sono consapevoli i giovani dei potenziali danni e conseguenze dall’abuso di queste sostanze secondo lei?
Temo che ci sia molta disinformazione e purtroppo troppa convinzione che ciò che leggono in internet sia effettivamente corretto. Purtroppo le questioni si vedono quando arrivano al pronto soccorso di fondo, quindi bisogna prestare attenzione alle informazioni sbagliate.
VIDEO PARTE 3: Antenna Tre 23 01 2025. DIPENDENZE GIOVANILI. dott. Michele Canil psicologo Treviso
NEL CASO DI DIPENDENZE GIOVANILI, A cosa devono prestare attenzione i familiari? Quali sono i campanelli d’allarme che ci devono far sospettare che la persona cara utilizza sostanze e ne ha sviluppato una dipendenza?
Innanzitutto teniamo un po’ d’occhio lo sviluppo generale dei nostri figli: capiamo se sono in equilibrio nella socialità, nella stima di sé, nella sufficiente apertura verso noi o verso gli altri; se i risultati scolastici sono abbastanza in linea, se l’inserimento in ambito scolastico è armonioso oppure ci sono spesso delle difficoltà. Proviamo ad ascoltare anche gli insegnanti: il loro preziosissimo lavoro è tenerli sott’occhio sempre quindi si fanno sicuramente un’idea. Osserviamo se hanno eccessive chiusure con noi, se tendono a stare in camera, a vivere le frustrazioni in modo troppo forte, se riescono ad alzarsi in piedi dopo le piccole sconfitte.
Anche dal punto di vista fisico ci sono degli aspetti da osservare?
Sì, se parliamo di sintomi: se cominciamo a notare comportamenti particolari, isolamento, l’alternanza insolita di irritabilità e apatia; se vediamo che sono schivi, che cercano del denaro che in realtà non dovrebbe servire; se notiamo borse sotto gli occhi particolarmente evidenti, sguardo perso, pupilla eccessivamente dilatata, se vediamo che in certi momenti sono un po’ assenti; proviamo a non andare immediatamente in allarme ma a cominciare a parlarci per capire cosa sta accadendo nella loro vita. Teniamo anche presente dei fattori collaterali che sono alla base degli abusi di droga o alcol, come ad esempio la dipendenza affettiva, cioè la tendenza ad avere paure troppo marcate, ad avere troppo male i sensi di colpa, a non riuscire ad instaurare relazioni di fiducia con i pari o con i familiari. Nella pratica clinica spesso si vede come il dipendente sia dipendente a tuttotondo che spesso devia su dipendenze che può controllare direttamente (sostanze, fumo, alcol, gioco d’azzardo, shopping, etc.); se non vi è la tendenza a dipendere, la persona è anche protetta rispetto all’utilizzo di sostanze.
DIPENDENZE GIOVANILI. Le pongo due domande che ci sono arrivate. Il primo grido d’aiuto arriva dall’ amico di una persona che si droga; hanno 21 anni, sa che utilizza spesso cannabis ma a volte anche cocaina. Le chiede come può intervenire per aiutarlo.
Innanzitutto bravo questo amico ad avere questa attenzione. Quello che può fare in questa situazione è provare a vedere se riesce a trovare un aggancio con la famiglia, dopo aver già provato a parlare direttamente con l’interessato. Se parlando con lui riscontra un minimo di collaborazione, può proporgli di accompagnarlo da uno specialista o dal medico di base, tutte figure attrezzate per dare supporto ed indirizzare al trattamento di cura.
Il secondo consiglio ce lo chiede un genitore che è stato quasi minacciato dal figlio che gli ha chiesto dei soldi; il genitore sospetta che servano per procurarsi qualche sostanza. Potrebbe essere? Quale consiglio si sente di dare?
Questo è uno dei comportamenti adottati da chi utilizza sostanze, ma è un dato singolo che però ci dice poco; se il genitore vede altri comportamenti come la chiusura, gli sbalzi di umore, un atteggiamento troppo irritato di fronte alle domande sull’argomento, può avere il dubbio. Non mi accanirei subito, magari chiede i soldi per fare un regalo alla fidanzata ad esempio.
Può essere importante prestare attenzione anche ai luoghi frequentati da questi giovani?
Sicuramente può essere importante anche informarsi sui luoghi frequentati, ogni città ha delle zone più a rischio dove c’è spaccio. Inoltre, valutare anche le compagnie con cui escono, che persone sono, che abitudini hanno. Se mettendo insieme tutti i tasselli può risultare una situazione a rischio, meglio intervenire per tempo rivolgendosi ai professionisti del settore.
Anche gli insegnanti hanno un ruolo NELLA PREVENZIONE DELLE DIPENDENZE GIOVANILI perché sono un po’ le sentinelle del cambiamento dei nostri figli.
Effettivamente molte segnalazioni precoci arrivano proprio dagli insegnanti, i quali cominciano a notare ad esempio che determinati alunni ne avvicinano altri magari più grandi e con manifestazioni di disagi. Invitiamo pertanto i genitori a tener conto di queste segnalazioni perché i segnali precoci sono fondamentali.
Una volta c’erano anche svaghi più salutari, al giorno d’oggi i giovanissimi stanno fuori la sera fino a tardi senza i genitori. Anche questo credo possa incidere ad avere facilmente accesso a determinate sostanze.
Onestamente non credo che limitando le uscite ai giovanissimi potremmo avere grandi miglioramenti. Ricordo che spesso è proprio durante il giorno che avvengono scambi di droghe ad esempio. Purtroppo i ragazzi trovano il modo comunque; potrei portare casi in cui purtroppo anche sotto il lock down si verificavano scambi e spacci, tanto quanto le consegne dei corrieri. Purtroppo è un mondo difficile da controllare; se c’è l’intenzione, lo stato di disagio, l’utilizzo c’è.
Ci siamo concentrati sulla dipendenza da droga e alcol, ma un altro fenomeno in aumento e sicuramente preoccupante è l’utilizzo di psicofarmaci da parte dei giovani. Lo riscontra anche Lei?
Sì, vi è la tendenza a prendere un po’ ciò che capita in assenza di qualche altro sedativo, soprattutto se c’è qualcuno che può procurarlo. Ricordiamo il recente fenomeno del Fentanil di cui si sta molto abusando in giro per il mondo; è la domanda che crea questa problematica purtroppo. Se non ci fosse tanta domanda, non ci sarebbe così tanta offerta. Spesso quando una dipendenza tende a consolidarsi con il tempo e si passa ad un uso più massiccio, dobbiamo sempre chiederci quale tipo di trauma ci sia alle spalle.
In questo senso qual è il ruolo della psicoterapia?
La psicoterapia ha innanzitutto il ruolo di andare a comprendere i motivi della persona che vi garantisco non sono sempre chiari; l’utilizzo delle sostanze avviene per coprire quello che non vogliamo nemmeno ricordare. E per coprire qualcosa che è stato molto negativo abbiamo sempre bisogno di utilizzare un sedativo, ogni giorno e più volte al giorno anche; così funziona la mente umana. In secondo luogo, il ruolo della psicoterapia è quello di lavorare sulla psiche con tecniche recenti e scientificamente validissime come ad esempio l’EMDR abbiamo la possibilità di andare a rielaborare i traumi passati, a desensibilizzare la persona e a rimettere in piedi un processo sufficientemente naturale di vita.
Ricordiamo che cadere nelle dipendenze è estremamente facile; più difficile uscirne, ma non impossibile. Il consiglio che possiamo dare è quello di chiedere sempre un aiuto perché si può davvero uscire da queste situazioni. Grazie dottor Canil, neuropsicologo e psicoterapeuta a Treviso.
Dott. Michele Canil
Neuropsicologo, Ipnosi clinica
Terapeuta EMDR
Perfezionato in Psicofisiologia clinica, Genetica, Nutrizione.
Vice rettore dell’Accademia Internazionale Costantiniana delle Scienze Mediche Giuridiche e Sociali.
Opera nelle città di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso.
Il dott. Canil si occupa da molti anni di diagnosi e cura della depressione a Treviso, Conegliano e Vittorio Veneto. Oltre a ciò tratta molti disturbi psicosomatici, si occupa di cura dell’ansia e di attacchi di panico e molti altri tipi di disturbi. Opera in strutture ospedaliere ed in studio privato di Psicologia, Psicoterapia e Neuropsicologia.
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