
12 Ott Cause psicologiche dello shopping compulsivo
Oltre la Spesa: Le Cause Psicologiche dello Shopping Compulsivo
shopping compulsivo: cause psicologiche, è un articolo di Marco Zorzetto per Psicologia Facile n. 18, con la consulenza del dott. Michele Canil, neuropsicologo, psicolterapeuta, ipnologo clinico, terapeuta EMDR a Treviso
Si compie per necessità, si pratica per diletto: fare acquisti. Lo shopping, come viene chiamato oggi. Lo shopping compulsivo è caratterizzato da un desiderio irresistibile, incontrollabile e persistente di fare acquisti. Questo comporta spese eccessive, dispendiose in termini di tempo e può causare danni sia all’individuo che alle persone a lui vicine, oltre al rischio di problemi finanziari.
Approfondiamo il tema dello shopping compulsivo con l’intervento del Dott. Michele Canil, psicologo a Treviso, per esplorare le dinamiche di questo fenomeno. Identificare le cause di questo comportamento è complesso, poiché coinvolge diversi fattori. Alcuni autori lo considerano simile all’abuso di sostanze, mentre altri lo associano ai disturbi ossessivo-compulsivi.
Attualmente, lo shopping compulsivo non è classificato né nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) pubblicato nel 2013 dall’APA (Associazione Psichiatrica Americana), né nell’ICD-10 (Classificazione internazionale delle malattie). Dal punto di vista diagnostico, viene considerato un “disturbo del controllo degli impulsi non altrimenti specificato”.
Quali sono i segnali emotivi o situazionali che spesso precedono gli episodi di shopping compulsivo?
Le persone affette da shopping compulsivo tendono ad acquistare oggetti senza una vera necessità, rischiando di cadere in una vera e propria dipendenza, dove l’acquisto diventa un’azione irrazionale e incontrollata. Questa condizione spesso porta a sentimenti di colpa e autodenigrazione.
Il processo di shopping compulsivo appare ciclico e prevedibile, iniziando con un senso di ansietà o necessità immediata verso l’acquisto, sia esso generico o rivolto verso un oggetto particolare, spesso scaturito da uno stato d’animo negativo. Ciò è seguito da un periodo di pianificazione dettagliata dell’acquisto.
Il semplice avvistamento o l’idea dell’oggetto desiderato può scatenare un livello di eccitazione tale da rendere l’acquisto sembrare critico e non negoziabile. Questo momento di euforia è tuttavia di breve durata, lasciando presto spazio a sensazioni di rimorso e imbarazzo per non essere riusciti a controllare l’impulso all’acquisto. Questa continua ricerca di compensazione attraverso gli acquisti si alimenta nel tentativo di mitigare sentimenti emotivi avversi.
Come la storia personale e l’educazione ricevuta possono influenzare questa tendenza in un individuo?
La storia personale sicuramente influisce. Coloro che hanno ricevuto dai genitori poche gratificazioni personali o che non hanno imparato dai genitori a tollerare le frustrazioni possono sviluppare una tendenza allo shopping compulsivo. Un altro fattore che può esporre a questo è la dipendenza nelle relazioni familiari; spesso, infatti, tra i familiari di un compulsivo ci sono uno o più componenti con tendenza ad altre dipendenze e scarsa autostima.
In che modo lo shopping compulsivo viene utilizzato per gestire emozioni negative come ansia, tristezza o bassa autostima?
Lo shopping compulsivo viene utilizzato per gestire emozioni come ansia, depressione, carenza di autostima a cui la persona non ha potuto far fronte in maniera diversa. Significa darsi una gratificazione immediata e risolutiva apparentemente perché in realtà la frustrazione non si risolve alla radice ma solo per poco tempo. Questo vale per lo shopping come per tutte le altre dipendenze.
Quali strategie cognitive e comportamentali possono essere efficaci nel contenere l’impulso alla spesa compulsiva?
Alcune strategie possono essere il riuscire ad interpretare i segnali premonitori, il comprendere quando si hanno momenti di frustrazione, il cercare di distrarsi fortemente. Queste però sono tecniche che agiscono sul sintomo; la vera risoluzione avviene quando da un punto di vista cognitivo si riescono ad elaborare i motivi lavorando a fondo anche attraverso l’utilizzo di nuove tecniche, come ad esempio l’EMDR, piuttosto che altri protocolli messi a punto per le dipendenze come l’ipnosi. Ciò serve a disattivare il circuito che porta alla dipendenza e richiede un lavoro psicoterapeutico.
Come funziona l’EMDR nel trattamento dello shopping compulsivo?
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una forma di psicoterapia sviluppata originariamente per trattare le persone affette da disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Tuttavia, col tempo, si è scoperto che può essere efficace anche nel trattamento di altri disturbi psicologici, tra cui l’ansia, la depressione e, in alcuni casi, comportamenti compulsivi come lo shopping compulsivo.
Nel contesto dello shopping compulsivo, l’EMDR può funzionare aiutando l’individuo a elaborare e desensibilizzare le emozioni negative, i traumi o le esperienze passate che potrebbero essere alla base del comportamento compulsivo. Il processo è incentrato sull’uso guidato di movimenti oculari (o altre forme di stimolazione bilaterale, come i tocchi o i suoni) mentre il paziente si concentra su specifici ricordi o sensazioni. Questo approccio mira a ridurre l’intensità delle esperienze negative legate a questi ricordi, consentendo al paziente di elaborarli più efficacemente.
BOX EMDR
Ecco una panoramica di come l’EMDR può essere applicato nello shopping compulsivo:
1. Identificazione delle Esperienze di Base: Inizialmente, il terapeuta lavora con il paziente per identificare i ricordi, le emozioni o le credenze negative legate al loro comportamento di shopping compulsivo. Questi possono includere esperienze traumatiche passate, sentimenti di inadeguatezza, ansia, o depressione.
2. Desensibilizzazione: Utilizzando i movimenti oculari guidati o altre forme di stimolazione bilaterale, il terapeuta aiuta il paziente a focalizzarsi su queste esperienze negative in modo da desensibilizzarle. Durante questo processo, i pazienti sono scoraggiati a qualsiasi pensiero, immagine o sensazione che emerge, mentre il terapeuta guida la stimolazione bilaterale.
3. Rielaborazione: Dopo la desensibilizzazione, il terapeuta aiuta il paziente a rielaborare i ricordi o le esperienze negative, incoraggiando una nuova interpretazione o comprensione di queste esperienze. Questo può aiutare a ridurre l’impulso compulsivo allo shopping, poiché il paziente inizia a elaborare e risolvere le emozioni o i traumi sottostanti.
4. Installazione di Credenze Positive: Infine, l’EMDR si concentra sull’instillare e rafforzare credenze positive e adattive che sostituiscano le vecchie credenze negative legate al comportamento compulsivo. Questo passaggio mira a migliorare l’autostima del paziente e a promuovere comportamenti più sani.
L’efficacia dell’EMDR nello shopping compulsivo è dimostrata e dipende da vari fattori, inclusa la complessità delle questioni sottostanti e la risposta individuale alla terapia. Nonostante non esistano soluzioni rapide per i comportamenti compulsivi, l’EMDR offre una strategia potenzialmente efficace per affrontare alcune delle radici psicologiche dello shopping compulsivo, contribuendo così a ridurne la frequenza e l’intensità.
In che modo la consapevolezza di sé e la mindfulness possono essere utilizzate come strumenti per controllare questo impulso?
La consapevolezza di sé e la pratica della mindfulness possono certamente giocare un ruolo importante nel gestire lo shopping compulsivo, ma è fondamentale comprendere che non rappresentano una soluzione definitiva al problema. Piuttosto, sono strumenti che possono fornire un modo per contenere e affrontare i comportamenti compulsivi legati allo shopping.
La mindfulness ci insegna a essere consapevoli del momento presente, ad osservare i nostri pensieri, emozioni e impulsi senza giudizio. Questo può essere estremamente utile per riconoscere i segnali precoci di desiderio compulsivo di acquistare qualcosa e per interrompere il ciclo abituale di reazioni automatiche.
Tuttavia, è importante sottolineare che la mindfulness da sola potrebbe non essere sufficiente per risolvere completamente il problema dello shopping compulsivo. È solo uno strumento in un insieme di approcci che potrebbero includere terapia rielaborativa o comportamentale, sostegno sociale, gestione dello stress e cambiamenti nello stile di vita.
Inoltre, è essenziale indagare sulle cause sottostanti dello shopping compulsivo, che possono essere complesse e multifattoriali. Questo potrebbe richiedere un lavoro più approfondito con un professionista della salute mentale per affrontare i problemi sottostanti e sviluppare strategie di coping più efficaci.
Qual è il ruolo del supporto sociale e della terapia nel trattamento dello shopping compulsivo?
Il supporto sociale e la terapia svolgono entrambi ruoli cruciali nel trattamento dello shopping compulsivo, anche se in modi leggermente diversi.
Il supporto sociale può essere fondamentale per fornire un ambiente di sostegno e comprensione per chi lotta con lo shopping compulsivo. Amici, familiari o gruppi di supporto possono offrire un’ancora di stabilità emotiva e un senso di appartenenza che può aiutare a ridurre lo stress e l’isolamento. Tuttavia, è importante notare che il supporto sociale da solo potrebbe non essere sufficiente per affrontare completamente il problema, poiché non agisce direttamente sulle cause interne dello shopping compulsivo.Limitare i fattori ambientali che favoriscono può essere un primo approccio.
Come si differenzia lo shopping compulsivo da un semplice piacere nello shopping o dall’acquisto occasionale guidato da emozioni?
Nello shopping compulsivo la persona non è capace di governare il proprio impulso e quindi rientra in un comportamento di dipendenza. Inoltre, lo shopper compulsivo usa spesso lo shopping come riempitivo o come sedativo rispetto alle emozioni negative piuttosto che per altre questioni legate spesso anche a eventi esterni che hanno impattato dal punto di vista emotivo.
IL TEST PER RICONOSCERE LO SHOPPER COMPULSIVO
Qual è la linea di demarcazione tra grande piacere e compulsione patologica? Un gruppo di psicologi dell’Università di Bergen, in collaborazione con altre università americane e britanniche, ha tentato di definire una lista di sintomi indicativi. Hanno individuato sette sintomi che consentono all’individuo di autovalutarsi in base al punteggio ottenuto. Un test, in sette punti, descritto in uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology. La capo ricercatrice Cecilie Schou Andreassen ha delineato anche il profilo psicologico di coloro che sono più inclini a cadere in questa trappola.
Ed eccoci ai “7 segnali d’allarme”:
1 – Pensi costantemente agli acquisti.
2 – Fai acquisti per cambiare il tuo umore.
3 – Acquisti così tanto che interferisce con i tuoi compiti quotidiani (come la scuola o il lavoro).
4 – Senti di dover comprare sempre di più per ottenere la stessa soddisfazione provata in precedenza.
5 – Hai deciso di acquistare meno, ma non ci sei riuscito.
6 – Ti senti male se per qualche motivo non puoi fare acquisti.
7 – Acquisti così tanto da mettere a rischio il tuo benessere.
Il conteggio Si può rispondere “completamente in disaccordo”, “in disaccordo”, “d’accordo”, “molto d’accordo”, o “né d’accordo né in disaccordo”. Spiega la dottoressa Andreassen che concordare o concordare fortemente con almeno quattro delle 7 affermazioni può indicare la tendenza al compulsivo acquisto.
Dott. Michele Canil Psicologo, Psicoterapeuta Neuropsicologo, Ipnosi clinica
Terapeuta EMDR
Perfezionato in Psicofisiologia clinica, Genetica, Nutrizione.
Vice rettore dell’Accademia Internazionale Costantiniana delle Scienze Mediche Giuridiche e Sociali.
Opera nelle città di Vittorio Veneto, Conegliano, Treviso.
Il dott. Canil si occupa da molti anni di diagnosi e cura della depressione a Treviso, Conegliano e Vittorio Veneto. Oltre a ciò tratta molti disturbi psicosomatici, si occupa di cura dell’ansia e di attacchi di panico e molti altri tipi di disturbi. Opera in strutture ospedaliere ed in studio privato di Psicologia, Psicoterapia e Neuropsicologia.
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