
08 Mag Baby gang in adolescenza
Baby Gang IN adolescenza
Baby gang in adolescenza è un articolo di Marco Zorzetto con la consulenza del dott. Michele Canil, psicologo a Treviso, per Albatros Magazine – n. 269 aprile 2026
Il fenomeno delle baby gang in adolescenza è sempre più al centro del dibattito pubblico e solleva interrogativi profondi sulle dinamiche che portano alcuni adolescenti ad avvicinarsi a comportamenti violenti o devianti. Dietro questi episodi, spesso raccontati solo come fatti di cronaca, si nascondono in realtà fragilità personali, bisogni di appartenenza e contesti educativi complessi. In questa intervista, lo psicologo Dott. Michele Canil, psicologo a Treviso, analizza i principali fattori psicologici e sociali che possono favorire l’ingresso dei giovani nelle baby gang, il ruolo della famiglia, della scuola e dei social media, e i segnali precoci che genitori e insegnanti possono cogliere per intervenire tempestivamente. Un confronto utile per comprendere meglio il fenomeno e riflettere sulle strategie di prevenzione.
Quali sono i principali fattori psicologici e sociali che possono spingere unteen-ager a entrare in una baby gang IN ADOLESCENZA?
I principali fattori che spingono un ragazzo a far parte di una baby gang in adolescenza sono il senso di appartenenza che non ha potuto sviluppare in altro ambito (soprattutto familiare), la paura e il bisogno di sentirsi protetto dal branco, la ricerca di un ruolo, di una leadership in negativo che è molto più semplificata rispetto a una in positivo per la quale è necessario sviluppare delle competenze.
Quanto incidono il contesto familiare e l’ambiente in cui cresce un ragazzo nella formazione di comportamenti violenti o devianti e nell’adesione a baby gang in adolescenza?
L’ambiente familiare incide moltissimo; è la principale causa se presenta parti disfunzionali come l’assenza del limite o la presenza di altre patologie di vario genere (es. dipendenza, disagio psichico) che involontariamente vengono trasmessi nell’ambiente di crescita. Dietro ai comportamenti violenti spesso c’è l’incapacità di comunicare in altro senso; o il modelling, cioè quando si copia un comportamento già visto in famiglia; o ancora l’assenza eccessiva del limite che non crea quel giusto compromesso indispensabile per la crescita.
Che ruolo giocano il bisogno di appartenenza e la ricerca di identità durante l’adolescenza nel fenomeno delle baby gang?
Giocano un ruolo fondamentale il senso di appartenenza del branco e la ricerca di identità, la quale è comunque presente in un adolescente; se quest’ultima viene in qualche modo falsata su altri ambiti e c’è una tendenza all’antisocialità, ecco che trova terreno fertile.
I social media e la ricerca di visibilità possono influenzare o amplificare comportamenti aggressivi tra i giovanissimi e contribuire alla formazione di baby gang in adolescenza?
Certo, possono influenzare molto. Per fare un esempio, quando uscì il libro “I dolori del giovane Werther” si registrò un aumento dei suicidi in tutta Europa proprio a causa della diffusione del romanzo. Spesso infatti diventa emulativo quello che si vede nei video, nei social, nella rete.
Esistono segnali precoci che genitori e insegnanti possono riconoscere per capire se un ragazzo sta entrando in contesti a rischio?
Tra i segnali precoci citiamo lo scarso rendimento scolastico, il desiderio di abbandono della scuola precocemente, la difficoltà ad inserirsi nel gruppo dei pari, la manifestazione di disagio, il poco colloquio in famiglia, la contestazione eccessiva, la chiusura. Oppure comportamenti più espliciti che sono ovviamente più semplici da codificare, come ad esempio condotte aggressive, che tenderebbero già ad avere una loro presenza confermata.
Quanto pesa il gruppo nel rafforzare comportamenti che il singolo, da solo, forse non metterebbe in atto?
Il gruppo sicuramente ha un ruolo centrale nel confermare e rafforzare, ma teniamo presente che spesso l’adolescente in difficoltà va a cercare il gruppo laddove comunque anche il gruppo stesso, che è fatto da singoli, cerca un’identità con vissuti simili che possano creare un senso di appartenenza ovviamente in negativo.
In che modo la frustrazione, il senso di esclusione o la mancanza di prospettive possono contribuire alla nascita di BABY GANG IN ADOLESCENZA E DI fenomeni SIMILI?
La frustrazione diventa un terreno in cui si alimentano la violenza e il disagio. Il senso di esclusione spesso ha una radice di tipo familiare o nel gruppo dei pari nella prima infanzia. La mancanza di prospettive diventa una conseguenza ovvia perché non credendo più in sé l’adolescente attua un comportamento deviante per tentare di sopperire. Vi sono dei casi particolari però che vale la pena citare nei quali vi è un insieme di caratteristiche conducenti ad una diagnosi che possono stare alla base di questi comportamenti devianti e quindi si alimentano per patologia di base, che forse non è stata intercettata nella prima infanzia, che poi esordiscono comunque in adolescenza con uso e abuso di sostanze o alcool e comportamenti ad alto rischio.
Quali strategie educative possono aiutare a prevenire il coinvolgimento dei giovani in baby gang?
Le strategie educative sono sicuramente quelle per cui i genitori potrebbero farsi aiutare nel momento in cui vedono i primi segnali; stiamo parlando della scuola primaria, in cui si vede un disagio che spesso, purtroppo, viene anche segnalato sia da insegnanti che da specialisti ma non viene colto dai genitori. Dobbiamo pertanto invitare i familiari a prendere seriamente ciò che gli viene comunicato perché quando c’è una diagnosi, c’è anche poi una prognosi che spiega come potrà evolvere il disturbo. Questo molto spesso non viene tenuto sufficientemente in considerazione.
C’è nei genitori una sorta di timore che fa sì che si arrivi ad un trattamento ritardato (quindi quando c’è già un comportamento deviante); c’è la paura di mettere in discussione se stessi perché si temono delle colpevolizzazioni, ma questa è una strategia fallimentare perché fa esordire il disturbo e con il passare del tempo l’adolescente tende a solidificare i comportamenti.
Quando un adolescente compie atti violenti all’interno di un gruppo, si tratta più di ribellione, richiesta di attenzione o disagio psicologico?
Compiere atti violenti all’interno di un gruppo può riguardare diversi aspetti come la ribellione, ma è soprattutto nella richiesta di attenzione che vediamo l’esordio di un bisogno di primeggiare probabilmente dettato da tratti narcisistici o comunque dalla ricerca di leadership e controllo. Il disagio psicologico diventa la base di tutto questo perché nel comportamento violento e deviante l’adolescente mette in atto un sistema in cui dimostra a sé e agli altri una sorta di potenza che non è più mentalizzata ma è attuata; tale potenza servirebbe a coprire in egual misura la quantità di disagi da lui vissuti. In ogni caso rimane sempre un grande punto fermo l’assenza o l’eccesso di limiti nell’educazione.
No Comments