Psicoterapia di Coppia Treviso. Intervista radiofonica al Dr. Canil
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Intervista televisiva al dott. Michele Canil Neuropsicologo Treviso

Intervista televisiva al dott. Michele Canil Neuropsicologo Treviso

Intervista televisiva al dott. Michele Canil Neuropsicologo Treviso

 

TRASMISSIONE “7 IN PUNTO”: Il giornalista dott. Roberto Guidetti intervista il dott. Michele Canil Neuropsicologo Treviso

Canale 7GOLD

 

Giornalista dott. Roberto Guidetti: I (intervistatore)

Dott. Michele Canil: D (dott.), psicologo, psicoterapeuta, neuropsicologo Treviso

 

 

I.: Ben trovati. In questa fase della nostra trasmissione abbiamo il piacere di parlare con un neuropsicologo e psicoterapeuta di problematiche che abbiamo sintetizzato in un titolo forse un po' importante come il labirinto della mente. Cercheremo di addentrarci nei segreti o meglio nelle implicazioni che la mente ha in tutto quello che facciamo. Il nostro ospite di questa mattina è il dott. Michele Canil psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso che andiamo a salutare ed a ringraziare di essere qui con noi. Buona giornata a Lei dott. Canil.

 

D.: Buongiorno a Voi, grazie.

 

 

I.: Anzitutto partiamo dal fatto che Lei è neuropsicologo Treviso e psicoterapeuta. Che differenze ci sono?

 

D.: Sono differenze notevoli nel senso che la psicoterapia è una specialità che in Italia, ma anche in tutto il resto del mondo, a parte qualche eccezione che varia di stato in stato, abilita al lavoro psicoterapeutico. La neuropsicologia è una disciplina che in Italia ha un inizio giovane di sviluppo mentre all’estero ha già un suo consolidamento. Si occupa sostanzialmente di tutti i disturbi che hanno una correlazione tra il danno cerebrale e il comportamento della persona o le abilità proprio neuro-cognitive.

 

 

I.: Noi viviamo in tempi difficili, è inutile nasconderci. Quanto le difficoltà dei nostri tempi, l'incomunicabilità, che poi tante volte va a braccetto paradossalmente con l'essere connessi sempre con il mondo, ha condizionato il vostro modo di lavorare come psicoterapeuti e neuropsicologi?

 

D.: Questo è un tema sicuramente molto interessante e presente perchè da un lato abbiamo a che fare con la struttura della personalità dell’essere umano che è sempre la stessa, ma soprattutto nell’ultimo decennio le problematiche si sono un po’ sviluppate addosso e attorno a tutta la tecnologia e al nuovo mondo di virtualità del vivere online in cui le persone possono anche soffrire, scoprire cose, conoscersi.

 

 

I.: La domanda ne implicava un'altra: una persona che fa la Sua professione di psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso diventa anche social? Nel senso, si deve un po' anche adeguare ai tempi comunicando anche attraverso queste forme di social media?

 

D.: Ahimè, da un lato sì nel senso che è necessario essere presenti in internet soprattutto affinchè una persona possa usufruire dei servizi; dall’altro, giustamente anche per decoro della professione, gli ordini raccomandano di non immettersi in forum o in altri luoghi virtuali dove ci possono essere anche questioni che non fanno proprio onore alla professione. Però insomma sta nel buon senso del professionista dal momento in cui si dà un servizio essere anche rintracciabile.

 

 

I.: Il dottor Canil psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso è molto chiaro ed è stato anche esaustivo nella sua risposta. Noi vorremmo soltanto precisare che non intendiamo assolutamente fare il processo alla medialità sociale, come si dice, ai social media che sono diventati anche una forma di comunicazione molto importante. Nella tipologia, ci scusi il termine, dei suoi pazienti ci sono solo persone di una certa età o ci sono anche dei giovani?

 

D.: Assolutamente anche dei giovani, mi aggancio anche a quel che diceva prima. Chiaramente non è il social o quel dato sito che fornisce un servizio, bisogna sempre vedere il tipo di uso che ne fa la persona e come si sviluppa tutto questo. I giovani, se parliamo della fascia adolescenza e preadolescenza, hanno un uso intensivo dei social perchè diventa un po’ la vecchia piazza, il luogo di ritrovo dove socializzare, conoscersi e scambiarsi informazioni. Certo in alcuni casi, come la piazza, diventa un luogo anche pericoloso se viene abusato, se vengono intercettate persone con intenzioni diverse. Vanno citati anche i giovanissimi: i bambini a volte anche in età pre-scolare che spesso sono sottoposti a questi tablet, a questi giochi online, piuttosto che a vari video; lì diventa eccessivo perchè il bambino viene attratto da questo insieme di stimoli meravigliosi ed interessanti ma purtroppo non fa esperienza tattile, verbale, di comportamento, di movimento. Questo alla lunga può essere più dannoso che utile.

 

 

I.: Per tradurre quello che Lei - dott. Michele Canil psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso - ha specificato in maniera molto chiara, diciamolo, fino ad una certa età vanno ancora bene i quaderni da disegnare, cioè anche il genitore dovrebbe avere una consapevolezza, non vogliamo certo porre delle lezioni ai genitori ma insomma è preferibile a una certa età perchè il bambino ha bisogno di una certa esperienza di crescita: dargli dei pastelli colorati per disegnare, piuttosto che magari affidare il tablet al bambino, o perchè un po' annoiati, o perchè desiderosi di far conoscere il device. Certo le ultime generazioni sono sorprendenti come capacità di apprendimento. A proposito di questo, è preoccupante questo improvviso e accelerato sviluppo che ha caratterizzato le ultime generazioni? Gioco-forza Lei dirà.

 

D.: sì, gioco-forza ma è anche interessante e oserei dire positivo perchè sviluppa delle aree della corteccia che nel bambino sono connesse ad altre capacità e quindi ben venga. Come diceva prima è anche un bene però che si sporchino di colori, che affianchino anche esperienze più corporee; come giustamente molti psicanalisti importanti hanno scritto “mettiamo anche il corpo, non solo l’intelligenza, per così dire, teorica.”

 

 

I.: Questo è molto importante, anche perchè noi non degniamo il nostro corpo delle dovute attenzioni.

 

D.: Non sempre.

 

 

I.: Parlavamo di genitori e figli con il dott. Canil psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso: le dinamiche familiari come sono cambiate e che cosa ha significato il cambiamento di esse? Per capirci, una volta lavorava solo il pater familias, l'uomo, adesso per questioni contingenti si è costretti a lavorare in due per tirare a campare, tanto più se si hanno uno o più figli.

 

D.: Questo è un cambiamento epocale importante. Io non metterei troppo stigma al fatto che sia una necessità lavorare e che i genitori debbano essere impegnati, però è importante dedicare comunque il giusto tempo ai figli. Sappiamo ormai da diversi secoli quanto sia importante che i bambini entro i tre anni abbiano un contatto buono e di qualità con i genitori perchè sostanzialmente, come si dice, rubano con gli occhi e ne fanno grande esperienza. Ciò che il bambino impara entro i tre anni sarà la base, le fondamenta per l’individuo adulto che andrà ad essere. E questo è confermato da molti studi inglesi, italiani, svizzeri; Piaget e molti autori hanno confermato questo.

 

 

I.: A proposito di dinamiche familiari, dottor Canil psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso, casi di cronaca sempre più frequenti. Delitti e femminicidi, queste tragedie che avvengono tra le mura di casa. Tante volte si considera la vittima che non c'è più, l'aggressore, il responsabile che finisce inevitabilmente in carcere, ma i figli che fine fanno?

 

D.: Purtroppo in queste situazioni drammatiche i figli vengono accuditi dalle istituzioni, quindi finiscono in diverse tipologie di strutture o comunità che si occupano di questi ragazzi. Ci sono davvero dei bravi professionisti o volontari; chiaro che sono bambini la cui famiglia è stata strappata prematuramente con un segno che io vedo spesso essere indelebile.

 

 

I.: Noi non vogliamo certo violare la privacy professionale, ma esiste nella sua attività di ogni giorno qualcosa che l'ha colpita magari anche a distanza di anni? Nel senso, si esercita una professione per un certo periodo, addirittura certe situazioni diventano abituali; c'è qualcosa che l'ha colpita e che non pensava potesse colpirLa in questo modo?

 

D.: Mi viene in mente un episodio abbastanza particolare che mi è successo di un giovane paziente che ho avuto circa 8-10 anni fa, senza ovviamente trasgredire la privacy e il segreto professionale. Questa persona sembrava molto refrattaria, è stata un’analisi molto difficile. Si è conclusa anche prima dei tempi che ritenevo essere necessari; ho rivisto questa persona pochissimo tempo fa, è diventato ormai un uomo e mi ha toccato il fatto che sia venuto a salutarmi e ad abbracciarmi. Questo mi fa pensare che a volte la percezione di quanto sia efficacie non sia del tutto lucida. Probabilmente è stato seminato meglio di quanto pensassi in questo ragazzo.

 

 

I.: Crediamo che una gratificazione più importante di questa sia difficile da trovare, anche come coronamento di un percorso. Dottor Canil - psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso - c'è una figura importante come il professor Andreoli che ha detto: “Farmaci, psicanalisi e psicoterapia sono gli elementi fondamentali e non possono essere disgiunti gli uni dagli altri”. Lui considera nell'insieme questi tre elementi cruciali. Lei è d'accordo?

 

D.: Sì, la ricerca conferma quest’aspetto indubbiamente. Poi insomma bisogna vedere sempre come la singola persona risponde ad un trattamento piuttosto che ad un altro. I farmaci ahimè quando servono sono necessari. Altre volte se non sono necessari si riesce a fare un lavoro diverso, quindi va sempre valutata ogni singola situazione con tutti gli aspetti e tutte le sfumature dell’essere umano.

 

 

I.: Adesso Le rivolgiamo una domanda sgradevole: Le è capitato di fallire, di vedere che il Suo lavoro non serviva a nulla?

 

D.: A volte succede. Freud insegna che dobbiamo anche riconoscere i nostri limiti ed eventualmente provare a consigliare diversamente o indicare un’altra tipologia di trattamento. Ma questo sta nell’assoluta professionalità. Spesso mi succede ad esempio nel campo dell’ipnosi che le persone chiedono l’appuntamento, telefonano e desiderano l’ipnosi per un dato disturbo. Io dico sempre che devo prima conoscere e fare una diagnosi perchè è inutile proporre un qualcosa che magari piace ma che poi risulta essere non efficacie.

 

 

I.: Può essere anche dannoso in qualche maniera?

 

D.: Beh sì. Al di là di quello che propone la televisione sull’ipnosi, non è proprio un gioco. Va fatta con un certo criterio e può essere anche dannosa.

 

 

I.: Una volta si diceva: “Dallo psicologo? Per carità!” Adesso è diventato quasi un elemento identificativo, è vero o no?

 

D.: Sì, alcune persone, un po’ alla vecchia maniera di Woody Allen, dicono “Il terapeuta dice che dovrei fare questa o quell’altra cosa”. Diciamo che si è un po’ sdoganata l’idea. In altri casi vi è ancora molta reticenza, paura, ci sono circostanze più o meno difficili da affrontare.

 

 

I.: Adesso non è che Le chiediamo un consiglio per gli acquisti, ci scusi la banalità del tema. Ma vari psicologi, psicoanalisti e psicoterapeuti dicono che una seduta non è sufficiente; in quell'ora/ora e mezza io non posso conoscere a fondo il paziente. Esiste un numero adatto? Lei dott. Canil psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso mi dirà che dipende dal paziente. Per esempio, questa persona con cui Lei ha avuto questa grande soddisfazione, è un paziente che vedeva una o più volte alla settimana o era un paziente che vedeva con una frequenza meno importante?

 

D.: Ricordo che avevamo stabilito due appuntamenti a settimana nella fase iniziale in cui vi erano sintomi abbastanza acuti, situazioni anche abbastanza difficili. Successivamente abbiamo stabilito una volta alla settimana che sembra dare anche buoni risultati. Non è più pensabile, o per lo meno è più difficile proporre più di due sedute a settimana come dettava la psicanalisi, anche se qualcuno continua a farlo. Non sempre è sostenibile questo ritmo di terapia.

 

 

I.: Una domanda che forse Le avranno già rivolto: voi andate d'accordo con gli psichiatri? Che rapporto c'è tra lo psicologo e psicoterapeuta e lo psichiatra?

 

D.: Devo dire che ho trovato ottime collaborazioni, anzi lavoro volentieri con diversi psichiatri con cui abbiamo un ottimo scambio. E’ necessario, ma non di meno la figura del neurologo o a volte, lavorando in ospedale, la figura dell’infermiere o di altre figure professionali. L’integrazione è necessaria. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo dice con voce sempre più forte: è necessario integrarsi soprattutto con tutte queste patologie che diventeranno entro breve tra le maggiori da dover curare. Senza fare terrorismo eccessivo, però è una cosa seria quindi le figure devono collaborare.

 

 

 

D.: Sì, il linguaggio è uno strumento importante ma va anche compreso molto bene, cioè bisogna anche entrare nel mondo dei significati di chi lo esprime. Dal punto di vista invece più medico e professionale, la depressione ha chiaramente un certo significato, una certa diagnosi che comporta una serie di cose. Però bisogna porre attenzione anche a tutto l’insieme di sintomi, stati d’animo, implicazioni che una persona nel delicato e intimo spazio della seduta porta.

 

 

I.: E' corretto dire che determinati disturbi appartengono ad una categoria, ci scusi ancora il termine, di persone più scolarizzate?

 

D.: Ci sono ricerche che di tanto in tanto emergono per stabilire questo. Sì, la risposta deve essere sì perchè questo hanno evidenziato; è comunque importante non stigmatizzare. Ad esempio, non usare mai parole tecniche che si è visto non servono a molto, né nella seduta, né in altri contesti, se non nel linguaggio tra colleghi.

 

 

I.: Una domanda indiscreta dott. Canil psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso: Lei è mai stato in analisi?

 

D.: Certo. Ne ho fatte due, sono necessarie perchè l’analista, il terapeuta che non ha pulito bene la lente con la quale guarda il proprio paziente può mettere in difficoltà anche il paziente stesso.

 

 

I.: Ci fa piacere perchè è una questione, come potremmo dire, di criterio, nel senso che Lei fa una professione molto delicata, tanto più c'è lo spirito che porta, non diciamo a mettersi dall'altra parte ma a condividere un po' le situazioni. Nel senso di apporsi allo stesso livello delle persone. Logicamente Lei, Michele Canil psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso, non avrà le problematiche di Mario Rossi perchè ognuno di noi, come dice Lei, è un universo a sé, il labirinto della mente dovevamo forse intitolarlo i labirinti della mente perchè siamo talmente complessi che non sappiamo ad esempio nemmeno quanti neuroni abbiamo.

 

D.: Le stime sono diverse se parliamo di neuroni, da diversi milioni in su, poi insomma è fuori dubbio che bisogna affrontare le cose con professionalità e l’analisi personale: da un lato alcune scuole di specializzazione la chiedono proprio prima di consegnare un diploma, dall’altro è uno strumento importante per conoscere se stessi e per capire anche cosa si prova ad essere dall’altra parte. Questo è fondamentale anche per una crescita umana e personale. Poi si riescono ad affrontare situazioni che richiedono davvero delicatezza. Ad esempio, alcune depressioni a rischio suicidario sono molto responsabilizzanti.

 

 

I.: Non vogliamo tagliare con l'accetta la questione ma più uomini o più donne?

 

D.: Più donne, anche se negli ultimi anni questa sensibilità di andare dallo psicoterapeuta vedo che sta aumentando anche nei maschi, per fortuna. La ricerca ci dice che sono meno esposti ad alcuni tipi di malattie e disturbi però insomma nella pratica clinica io vedo esservene anche in un certo numero sui maschi.

 

 

I.: Possiamo spezzare una lancia a favore delle donne dicendo magari che fino ad ora l'uomo si metteva meno in discussione per una malintesa forma chiamiamola di dignità.

 

D.: Assolutamente sì. Spezziamo una lancia, anche per una questione costituzionale le donne chiedono più facilmente una consulenza.

 

 

 

D.: Diciamo che non è sempre solo colpa dei genitori. Se noi ci mettiamo ad osservare il lavoro dei genitori in termini di qualità sicuramente è importante passare tempo di qualità con i propri bambini, non sicuramente mettendoli con la mente davanti ai vari smartphone eccetera, ma anche provare a giocarci insieme, cioè la possibilità di costruire, di stimolare la loro creatività. Poi insomma la società impone anche dei ritmi, questo si capisce, però va visto un po’ come un investimento sul futuro del proprio figlio o figlia. E’ importante dar loro gli strumenti che dobbiamo pensare useranno per cent’anni. Strumenti emotivi di conoscenza.

 

 

I.: Nella Sua professione, con l'esperienza che si è fatto, contempla anche la situazione addirittura dei figli che educano i genitori? Le portiamo un esempio molto banale: l'educazione ambientale oggigiorno a scuola ha fortunatamente un peso più importante rispetto a una volta. Tante volte, anche nella nostra professione, quando scuole, enti parlano di campagne promozionali a sostegno dell'educazione ambientale sono rivolte ai più giovani, i quali, portando l'esperienza a casa, insegnano a chi più giovane non è, vedi i loro genitori, qualcosa a cui non erano stati educati. Quindi uno scatto generazionale forse rovesciato.

 

D.: Sì, migliaia di mamme dicono “Io torno a scuola quando mio figlio comincia la scuola”. E’ anche molto bello perchè in qualche modo tiene attiva la mente del genitore, forse anche dei nonni quando sono presenti e se ne occupano, quindi c’è uno scambio. Poi ci insegnano molto su noi stessi.

 

 

I.: Eh sì, soprattutto su noi stessi. Perchè dobbiamo dire che questa evoluzione tecnologica così rapida, così veloce trova un po' più impreparate le generazioni dei genitori rispetto invece a chi muove i primi passi.

 

D.: Sì, spesso vedo anche bambini piccoli che sanno usare meglio la tecnologia di quanto non facciano i genitori, questa è un’abilità che stanno sviluppando in modo davvero veloce. Credo che gli sarà molto utile perchè il mondo è probabilmente destinato ad essere sempre più tecnologico. Vediamo se i genitori terranno il passo di questi figli così proiettati alla tecnologia.

 

 

I.: Con il dottor Canil psicoterapeuta e neuropsicologo Treviso abbiamo affrontato questa mattina temi legati ai social, alla tecnologia. Volevamo comunque segnalare che è possibile contattarLa ed approfondire al sito www.michelecanil.it. Per cui se chi ci sta ascoltando volesse mettersi in contatto con Lei lo potrà fare anche attraverso la rete.
Per concludere, diciamo di proporsi senza paura del giudizio: c'è anche questo aspetto che volevamo analizzare con Lei. Chi si pone davanti allo psicoterapeuta, non si pone di fronte al giudice, ma si pone di fronte ad una persona che vuole aiutarlo.

 

D.: Assolutamente sì. Il giudizio, come diceva un grande analista che è Carl Rogers, va lasciato fuori dalla porta. Quindi è un ambiente assolutamente di protezione e così deve essere un’analisi.

 

 

I.: Noi ringraziamo Michele Canil, neuropsicologo Treviso e psicoterapeuta per la sua estrema chiarezza nell'esporre questioni che non sono sempre facili da affrontare. La ringraziamo di essere stato con noi e Le auguriamo buon lavoro perchè questi sono momenti in cui avete tanto da lavorare, no?

 

D.: I mesi caldi portano a volte anche urgenze, quindi credo proprio di sì.

 

 

I.: Grazie al nostro ospite di questa mattina e a voi che ci avete seguito.

 

 

 

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