Le difficoltà dell'essere genitori: perché essere genitori è diventato difficile?
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Perché essere genitori è diventato difficile?

Le difficoltà dell'essere genitori

Perché essere genitori è diventato difficile?

L’intervista del dr. Canil sulle difficoltà dell’essere genitori

I.: Oggi parliamo della relazione genitori-figli. Viviamo ormai in una società molto complicata dove vi sono separazioni, dove la situazione economica ha influito molto anche sulle relazioni genitori-figli e il problema dei social non è da meno. Perchè essere genitori è diventato così difficile?


D.: Col sorriso cito l’ex presidente degli Stati Uniti che disse che è molto più complicato fare il genitore che non il presidente perchè come dire non è tutto protocollato; quello del genitore è un lavoro un po’ artigianale, si vede un po’ sul campo. La stessa situazione poi non va bene nel caso in cui si abbiano più figli perchè bisogna tener conto dei caratteri, delle peculiarità della persona. Sicuramente la società attuale offre grandi distrazioni che in un certo senso sono educatori alternativi perchè i figli di diverse età possono passare l’ora sulla televisione o su facebook e i vari social diventando partecipi di uno stile educativo che riguarda quel determinato ambito. Quelli sono momenti in cui l’educazione viene un po’ delegata a qualcosa di strumentale rispetto ai genitori..


I.: Ed anche un po’ fuori controllo.. abbiamo sentito anche negli ultimi tempi la dipendenza da videogiochi che diventa difficile da controllare perchè magari si dice “mi rilasso un po’, lo lascio giocare” ma poi c’è anche l’altra faccia della medaglia.


D.: Sicuramente porre attenzione alla quantità. Molti genitori si chiedono “Ma quanto è giusto? Devo toglierlo?”, bisogna capire l’uso che se ne fa perchè è sempre bene evitare di far entrare i nostri figli nella dipendenza da questi strumenti.


I.: Parlare delle difficoltà dell’essere genitori diventa importante in quanto nella nostra società si vedono famiglie allargate, genitori separati, grandi tensioni tra genitori etc., ed in questa complessità qualcuno si inventa qualche metodo per fare in modo che queste relazioni siano più semplici. Pensavo ad esempio al metodo danese di cui si è discusso molto. Lei, che si occupa proprio di questo, che cosa ne pensa?


D.: E’ un po’ difficile applicare un metodo a priori quando già questioni geografiche rendono il clima culturale e quindi anche le personalità dei nostri figli diverse. Alcune cose possono andar bene, però bisogna anche tener conto del fatto che il tipo di attaccamento che abbiamo nel sud-Europa tra genitori e figli è piuttosto diverso rispetto allo stile nordico, quindi con le dovute variazioni. Poi ovviamente un abito cucito su misura è sempre migliore, nel senso che un lavoro specifico fatto proprio su quella relazione genitori-figli che hanno nome e cognome è sicuramente più preciso e puntuale rispetto ad un protocollo che fornisce delle linee guida. Quindi alcune cose vanno prese, altre bisogna personalizzarle.


D.: Abbiamo una telefonata. Pronto buongiorno!


T.: Vorrei fare una premessa: siamo diventati sia come famiglie che come individui singoli dei polli d’allevamento, per essere sfruttati dalla società. Non ci sono più i bei giochi di una volta, ci sono solo macchinette elettroniche; le canzoni, la musica è cambiata..


I.: Cioè sta dicendo che la società ci impone dei modelli che noi seguiamo..


T.: Esatto.


I.: La ringrazio per l’intervento. Allora dottore, questo telespettatore diceva che è tutto per far notizia ma non ci sono i contenuti, la società viene un po’ lobotomizzata, viene indirizzata..


D.: Questo indubbiamente. Nella storia dell’essere umano abbiamo sempre attraversato epoche con qualche problematica di tipo sociale. Molto sta alla famiglia, e torno sempre su questo argomento perchè il fattore protettivo è ciò che noi riusciamo a trasmettere ai nostri figli e al tipo di uso che se ne fa. L’uso consapevole, limitato, ragionato è fondamentale. Certo che se veniamo bombardati da alcuni tipi di informazione chiaramente questi entrano nel tessuto sociale delle famiglie. Dobbiamo quindi riuscire a filtrare in un certo modo.


I.: E’ che in questa relazione genitori-figli diventa poi difficile filtrare perchè magari sono in un’età evolutiva in cui sono anche un po’ ribelli; c’è anche questo che lavora contro…


D.: Chiaramente dall’adolescenza in su si arriva un po’ a questo, quindi è difficile mettere i filtri. Fondamentale è il lavoro che abbiamo fatto prima con i nostri figli.


I.: Il mettere delle solide basi di fiducia e relazione..


D.: La cosiddetta “base sicura” di cui ha tanto scritto un’analista inglese dello scorso secolo è fondamentale sia per il tipo di legame che avremo nel periodo dell’adolescenza, quindi nella turbolenza della crescita, ma anche proprio nello sviluppo della personalità dei nostri figli.


LE DIFFICOLTA’ DELL’ESSERE GENITORI: ANCHE LO SMARTPHONE HA LA SUA INFULENZA


I.: Si parla di questo uso smodato che fanno adulti e bambini del telefono che non è più solo uno strumento di comunicazione ma è anche un allungamento di se stessi. C’è stata un’indagine molto interessante che dice che il 45% dei ragazzi tra i 9 e i 16 anni hanno un cellulare. Non è tanto dai 9 anni? Significa che anche noi abbiamo dei problemi se consegniamo un cellulare così presto a bambini di 9 anni..


D.: Questo è un aspetto problematico, io vedo che spesso si crea un dubbio nei genitori: se tutti ce l’hanno perchè non il mio? Qui si tratta di provare quando è necessario a dare qualche piccola frustrazione, qualche limite ai nostri figli che di per sé non fa male, ma magri insegna loro qualcosa. Oppure li alleniamo a come sarà domani il loro mondo perchè qualche frustrazione dobbiamo pur imparare ad averla. Quindi magari far slittare di un anno il telefono, piuttosto che darne un uso limitato, ad esempio solo a casa. Poi se viene dato per altre questioni, come ad esempio alcune mamme mi dicono “Io mi sento molto più sicura se so che lui è a scuola con il telefono..”


I.: Ma che sicurezza deve avere? A scuola si studia e si sta fermi..


D.: Sono d’accordo. L’invito è proviamo a lasciarli un attimino nella loro autonomia o a dargli anche uno spazio in cui noi non sappiamo proprio tutto, qualche piccolo segreto.


I.: Prendiamo un’altra telefonata “Pronto buongiorno!”


T.: Buongiorno! Riguardo le difficoltà dell’essere genitori, perchè essere genitore è diventato difficile? Chi lo dice?


I.: Secondo Lei non è diventato più difficile oggi?


T.: E’ diventato difficile perchè il genitore vuole che il figlio abbia tutto, anche quello che non può avere. Qui subentra la difficoltà del ragazzo. Il genitore deve dare quello che può dare, se può dare poco dà poco cercando di ragionare con il ragazzo. I giovani sono intelligenti e in grado di capire. Io con mio figlio non ho avuto problemi.


I.: Signora io La ringrazio, è interessante anche questo punto di vista che dice che l’errore è proprio quello di bombardare i nostri figli di tutto. Magari nell’assenza, nella mancanza c’è qualche riflessione in più.


D.: Sì, anche nel vuoto, nella noia. Io trovo che molti ragazzi abbiano poche possibilità di avere del temppo vuoto da poter investire come desiderano loro. Una volta c’era più la dimensione della piazza del paese piuttosto che l’oratorio o altre situazioni aggreganti in cui in quell’oretta i ragazzi si trovavano senza uno scopo determinato e quindi poteva nascere la partita a calcio piuttosto che altri passatempi. Ora tendiamo un po’ troppo a riempire il loro tempo quasi come se li volessimo rendere dei piccolo adulti coi loro impegni, quindi credo che abbia un po’ ragione la signora nel dire che non è necessariamente difficile, magari lasciamogli anche un po’ di campo libero.


I.: Dove magari è possibile che rimangano un po’ da soli a riflettere. Questo è un buon punto di partenza.


LE DIFFICOLTA’ DELL’ESSERE GENITORI E IL DIALOGO CON I FIGLI

I.: Andiamo sulla nostra pagina facebook “Come è possibile recuperare il dialogo con i figli soprattutto quando crescono e tra gli stessi genitori ci sono incomprensioni nel far capire cosa è giusto e cosa no?” Questa è una delle difficoltà principali dell’essere genitori: questi infatti dovrebbero andare sullo stesso binario, sono due linee che dovrebbero correre parallele.


D.: Il tema della coerenza è anch’esso di grande peso. Bisognerebbe capire nel caso specifico poiché adesso non ho tutti gli elementi. Laddove ci sono state direzioni divergenti da parte dei genitori, questo crea un po’ di confusione nei figli. Ovviamente i nostri ragazzi faranno poi una scelta, cioè pescheranno qualcosa da lì e qualcosa da qui e questo farà si che saranno contrariati su certi aspetti con la madre e su altri con il padre. Recuperare il dialogo spesso io vedo riguarda il riuscire ad entrare in un canale di comunicazione, cioè il riuscire a mettersi un po’ nei loro panni; quindi abbandonare un po’ il nostro punto di vista e mettersi nel loro può essere utile. Consiglierei questa signora di provare a fare questo.


I.: In un giornale si parla dell’applicazione whatsapp che sarà vietato ai minori di 16 anni e con questo mi ricollego al ragazzino abbandonato al cellulare, a giocare e a guardare filmati o probabilmente anche a chattare perchè noi non lo possiamo sapere..qui come si fa?


D.: Si va dagli accorgimenti di tipo comportamentale, ad esempio si arriva a concordare ad esempio “te lo diamo dalle 3 alle 4 e lo usi in quell’ora lì” oppure instaurandogli dove possibile un percorso un po’ più lungo, secondo me più efficace, di dialogo e di alternative. Cosa vuol dire? Intanto far capire ai ragazzi a cosa può portare l’eccesso in quella direzione e soprattutto offrire loro delle alternative perchè sempre più io trovo adolescenti che trascorrono i pomeriggi nei gruppi ma su watsapp, tutto in modo virtuale, piuttosto che su altri social. Offrire loro un’alternativa concreta dove possono anche sperimentare e conoscere meglio i rapporti umani e di gruppo è sicuramente impagabile come esperienza e come crescita.


I.: Lei è d’accordo dottore sul fatto che la fruizione di internet avvenga in un luogo lontano dalle camere finchè i bambini sono piccoli? Di non lasciare i computer in camera ma in un’altra stanza come ad esempio in soggiorno o in una zona di passaggio per verificare?


D.: Assolutamente sì, per verificare ma anche proprio per evitare di mescolare la zona dove si va a riposare, a riflettere, a studiare dalla zona dove invece inconsapevolmente si accendono i neuroni. E’ stato anche dimostrato che il computer per ore usato verso sera o in tardo pomeriggio reca dei disturbi. Non solo per un discorso di fisica elettromagnetica, eccetera..


I.: Infatti dicono che lo schermo brillante blocchi la produzione di melatonina, anche per gli adulti.


QUANDO UN CEFFONE PUO’ ESSERE UTILE?

I.: Un’altra domanda da facebook: “Dare qualche sberla ai propri figli quando fanno perdere la pazienza facendo i capricci è bene o peggiora la situazione?”


D.: Qui bisogna definire “qualche”. Un ceffone l’abbiamo preso tutti e non ha mai creato danni. Lo possiamo definire un atto violento e possiamo dire che moralmente non va bene però in realtà a volte lo sculaccione dà modo ai bambini ed ai ragazzi di capire che lì c’è il limite. Quindi, non è un’incitazione alla violenza però in qualche contesto ci può stare e non crea assolutamente danni irreversibili. Certo non deve diventare la prassi quotidiana.


I.: Senta, c’è la coppia poi ad un certo punto arriva il figlio ed iniziano tutta una serie di cose che possono stravolgere la coppia. Inizia un lavoro importante nella funzione dei genitori. Si è consapevoli che quando arriva un figlio arriva tutta questa botta di lavoro? Me lo dice dopo la telefonata. Pronto buongiorno!


LE DIFFICOLTA’ DELL’ESSERE GENITORI: COME RECUPERARE UN RAPPORTO SUPERFICIALE


T.: Buongiorno! Volevo chiedere un consiglio al dottore. Ho un figlio di 30 anni che ha un carattere molto chiuso fin da piccolo. Non è mai stato capace di renderci partecipi delle sue emozioni e specialmente adesso che è grande bisogna sempre tirargli fuori le cose. Volevo chiedere se si può un attimo smussare questo carattere perchè essendo genitori ci piacerebbe essere partecipi della vita che fa.


I.: Grazie signora. Il famoso “figlio cavatappi”. Cosa diciamo dottore a questa signora?


D.: Io direi di partire col provare a chiedere a se stessa quali possono essere le cause per cui lui non sente di aprirsi e provare a dirgliele come ad esempio “Guarda, forse tu non ti senti di aprirti nei miei confronti per questa motivazione” quindi formulare delle ipotesi e, nella misura in cui lui probabilmente si sentirà capito nei suoi silenzi può darsi che inizi un nuovo percorso tra di loro. La comunicazione è sempre una parte delicata perchè ci sono i nostri costrutti, quelli dei nostri figli e il ponte che si deve andare a creare. Poi bisognerebbe anche capire nello specifico se questo è avvenuto da una certa data. Poi potrebbe essere che lui abbia timore ad esporsi al giudizio e siamo intorno all’area “giudizio-colpa”.


I.: Quindi diventa importante che si instauri una dinamica tra i due. A 30 si recupera?


D.: Si recupera assolutamente, basta trovare la combinazione.


I.: Allora, nasce un bambino, tutti felici. Poi però ti porti a casa questo fagottino che alle volte può essere anche un piccolo fardello, non è semplice.


D.: Può essere un bel terremoto nella vita di coppia. Questo può avvenire anche in misura minore, dipende da quanto i due genitori sono pronti e sanno affrontare questo evento. Lì dove si creano situazioni di difficoltà e la coppia va in sofferenza normalmente è perchè si rompono alcune dinamiche di dipendenza. Cioè uno dei due partner probabilmente prendeva una quota di accudimento dall’altro. Ipotesi: in una coppia dove un compagno che amava avere una partner molto accudente, quando arriva un figlio quest’ultima toglie una quota per metterla sul bambino perchè quella è la priorità. Lì probabilmente il lui della coppia va un po’ in sofferenza. Quando accade non sempre ce ne rendiamo conto però già dirlo diventa uno spunto per comunicare.


I.: Cioè la comunicazione diventa importante, se uno va in sofferenza che lo dica.


D.: E’ fondamentale, altrimenti tutto rimane sul piano delle emozioni e lì ad un certo punto tendiamo a reagire in qualche modo.


I.: Magari uno si chiude, cerca qualcos’altro in un’altra persona..sono dinamiche che abbiamo sentito.


D.: Addirittura le statistiche ci dicono che la fascia a rischio va dai 3 anni fino ai 12, sfumando ovviamente, per le coppie che potrebbero rivolgersi al resto del mondo per alcun bisogni.


I.: Certo, è importante.


LE DIFFICOLTA’ DELL’ESSERE GENITORI: I RUOLI DI MAMMA E PAPA’

I.: Siamo tornati in diretta e dalla regia mi dicono che c’è una telefonata. Pronto buongiorno!


T.: Sono ancora io. Devo dire una cosa: se un ragazzo è introverso a 30 anni, sarà stato introverso anche quando ne aveva 5. Ma la mamma non si era mai accorta? A volte i genitori non capiscono certe cose. Faccio un esempio: mio figlio si era lasciato con la fidanzata; io e mio marito stavamo svegli di notte per spiegargli che nella vita può succedere e che ne avrebbe trovata un’altra. Bisogna far ragionare i ragazzi.


I.: Grazie mille per il Suo intervento. Allora, dicevamo prima che quando nasce un figlio si creano delle dinamiche: il figlio con la mamma, il figlio con il papà. Sono dinamiche diverse e c’è bisogno che anche qui si vada in parallelo.


D.: Si consideri anche che c’è la parte del papà, la parte della mamma e una parte di genitori che va anche considerata. A volte è un bene spartirsi o decidere di fare un’azione ragionata. Ad esempio, succede una cosa ed è bene lasciar fare al papà piuttosto che alla mamma, o viceversa. Giocare quindi a seconda del tipo di peso che i genitori hanno agli occhi dei nostri bambini.


I.: Il famoso “chiedilo al papà, o chiedilo alla mamma!”


D.: Ecco, ad esempio in questo caso non va bene se usato come pretesto per una decisione. Invito sempre a non fare quest’azione perchè è molto delicata. I figli potrebbero anche pensare che uno dei genitori non si sta prendendo la responsabilità dicendogli di chiedere all’altro; significa che dall’altro ho maggiori possibilità di ottenere ciò che chiedo.


I.: Il ruolo della madre e il ruolo del padre. Nel ruolo della madre il bambino è immerso da quando nasce, mentre il ruolo del padre arriva un po’ dopo.


D.: Arriva un po’ dopo anche se si è visto come nella fase iniziale il ruolo del padre sia importante per la conservazione del clima del nucleo madre-bambino che diventa e sarà fondamentale per ciascuno di noi, per la formazione adulta e per il futuro. Quell’universo che si crea è assolutamente una dipendenza ma, diciamolo senza paura, è una buonissima dipendenza. Il rapporto madre-figlio rappresenta per i figli, per i bambini, l’universo. E’ tutto lì. Via via che andiamo a crescere si crea una situazione di maggiori dipendenze perchè cominciamo ad avere poi la scuola, dipendiamo poi dal professore, dal trasporto..e via via si complica la rete di dipendenze che vengono frazionate e aumentano di numero. Quindi il papà deve essere un po’ custode nei primi anni di quel rapporto essenziale.


I.: Mi vengono in mente alcuni sketch dove lo psicologo dice al paziente “Uccidi la madre!”. Lei cosa ne pensa?


D.: Questo è un linguaggio freudiano simbolico e significa “Prova a superare i limiti, le imposizioni materne, per diventare da piccolo a grande”. Il senso è questo, non va ovviamente preso alla lettera. Evolvere per superare una dipendenza al fine di creare una base. Creando una base, solitamente nella fase dell’adolescenza, si crea anche un rapporto nuovo con i genitori, più da adulti. Questo è sano e desiderabile.


COME CONCILIARE EMOTIVITA’ CON RAZIONALITA’ IN FAMIGLIA


I.: Noi facciamo una vita molto stressata ed è difficile poi mettersi a giocare con i propri figli o ascoltarli in toto perchè siamo anche tanto stanchi. Una signora ci scrive: “A volte i nostri figli pagano le conseguenze dei nostri stati d’animo. Come controllarsi?


D.: Spesso viviamo uno stress che ci trasciniamo fino alla porta di casa. Allora io dico, facciamo in modo di crearci uno spazio e resettare. Se parliamo di bambini piccoli è fondamentale che noi quando arriviamo a casa la sera spendiamo del tempo a giocare con loro perchè è dimostrato che il gioco è estremamente più istruttivo di qualsiasi istruzione verbale noi possiamo dargli perchè nel gioco imparano i ruoli. Anche se banalmente usiamo due bambole o due pupazzi nelle simulazioni, loro lì apprendono come delle spugne in modo divertente. Stiamo del tempo con loro, sia per un’ora o per cinque, è un tempo di altissima qualità. Quindi invito proprio a fare questo. Casomai prima di arrivare a casa, se siamo pieni, facciamo qualcosa per decomprimere.


I.: Ma come facciamo a mettere in equilibrio la razionalità con l’emotività?


D.: Questo ovviamente dipende dalla psiche dei genitori. Quindi prima di tutto dobbiamo cercare di guardare noi stessi e poi trasmettere ai figli qualcosa di nuovo e di pulito dai nostri stress. Non è sempre possibile, non spaventiamoci. Tutti hanno la giornata negativa; l’importante è che la maggior parte delle volte siamo sufficientemente bravi con loro.


LE DIFFICOLTA’ DI SOSTITUIRE I GENITORI: COME SI COMPORTANO I NONNI


I.: Prendo una telefonata. Pronto buongiorno!


T.: Buongiorno! Io volevo chiedere: adesso noi nonni facciamo le veci dei genitori perchè questi ultimi vanno a lavorare. Io ho i miei nipotini per diversi giorni. Come devo comportarmi? Perchè non stanno molto alle regole.


I.: Quanti anni hanno i Suoi nipotini?


T.: Uno 7 e l’altro 8. Sono due fratellini.


I.: Grazie signora, ora ci facciamo dare una risposta dal dott. Michele Canil, Neuropsicologo e Psicoterapeuta. Allora dottore, premesso che la situazione cambia se sono figli della figlia o del figlio, questa signora ha un problema perchè non sa come si comportano a casa.


D.: Intanto questa che citava Lei è un’implicazione non da poco perchè non riguarda solo l’educazione Io nonna-tu nipote, ma implica altre quattro persone. Una cosa interessante che potrebbe fare la signora è andare alcune volte a casa con i nipoti e vedere come i genitori, adesso non so se la figlia o il figlio, gestiscono le situazioni.
I.: Oppure potrebbe chiedere “Posso sgridarli? A che livello di rimprovero posso arrivare?”


D.: Può provare anche così, però in genere con l’occhio è più facile perchè vede anche un po’ la gestione generale e magari ha anche modo di rendersi conto se ciò che fa lei è da ritarare. Poi chiaramente alcuni limiti si perdono con i nonni normalmente.


LE DIFFICOLTA’ DELL’ESSERE GENITORI: QUANDO E’ NECESSARIO CHIEDERE AIUTO

I.: Se ci sono delle dinamiche complesse, dove il genitore non arriva ci si può rivolgere anche allo specialista senza vergogna.


D.: L’invito è non lasciar mai correre troppo tempo su situazioni più problematiche. Vedo che ormai la questione dello psicologo è sdoganata, tutti tendono ad investire sui figli. Prendere per tempo le situazioni è sempre la cosa migliore. Prevenire addirittura è meglio ancora.


I.: Ma si riesce a capire se un figlio vive un disagio? Si riesce a capire come sarà da adulto se non si risolve quella determinata problematica?


D.: Sì, innanzitutto sulla teoria dell’ attaccamento che più che una teoria è proprio una prassi. Quindi stabilendo che tipo di attaccamento c’è tra la madre e il figlio, o anche il padre in alcuni casi, lì riusciamo a stabilire anche una buona prognosi sul tipo di personalità che avrà. Fatta questa prognosi, se c’è una correzione o ci sono degli interventi educativi da fare o un nuovo stile familiare da consigliare, si va a dire subito. Meno tempo i figli sono esposti a qualcosa che a loro crea disagio, meglio è perchè anche a livello neuroanatomico la migdala ed altri distretti cerebrali sviluppano una serie di significati attorno all’esperienza. Quindi riduciamo il più possibile il disagio.


I.: A inizio trasmissione siamo partiti col dire come questa società sia complicata e forse lo è anche per colpa nostra, di chi fa il mio mestiere poiché si danno spesso di informazioni negative, si parla di femminicidi, figlicidi…Questo è qualcosa che si insinua anche nella relazione genitori-figli?


D.: Io non esporrei troppo i ragazzi e i bambini piccoli a notizie negative, anche se in sottofondo. Proviamo a ritagliare spazi in cui si dice anche qualcosa di positivo, si racconta una storia o si vede un documentario. Creiamo una serie di alternative, altrimenti alcuni canali tendono un po’ a negativizzare l’aria in casa e i ragazzi assorbono. Chi ha figli piccoli sa perfettamente che laddove la coppia di genitori abbia dei momenti di malumore i figli assorbono per due giorni. Se lo ricordano e reagiscono anche fisicamente. Ovviamente escludendo quelle parti in cui effettivamente succede qualcosa di traumatico per i bambini e lì si ha un cambiamento immediato del comportamento che non riguarda semplicemente le abitudini, bensì è successo qualcosa per cui bisogna intervenire.


I.: Ci sono notizie in cui il figlio uccide la madre o il padre uccide i figli… Ci sono dati emergenti su questi fatti..


D.: I dati sono emergenti ma in realtà guardando le statistiche negli ultimi 20 anni tutto sommato non sono in un aumento così preoccupante. C’è una cosa da dire: spesso sono situazioni che sarebbero anche potute evolvere diversamente, cioè non esiste la psicosi per cui la persona improvvisamente è qualcun altro; le situazioni nascono sempre in modo progressivo e purtroppo questo magari non è visibile a molte persone. L’invito è quello di individuare e provare a segnalare le situazioni pericolose.


I.: Quindi meglio fare il vicino ficcanaso, meglio una segnalazione in più che una in meno. Prendiamo una telefonata da casa. Pronto buongiorno!


QUANDO L’AIUTO VIENE DAI NONNI…


T.: Buongiorno! Io non ho nipoti, ma conosco tante persone che non fanno i nonni; fanno i genitori. Se la mamma e il papà lavorano, ad un certo punto fanno i figli e non possono poi schiavizzare i nonni.


I.: In effetti per i nonni diventa una vita tanto sacrificata. La signora dice che chi ha dei figli se li deve gestire, però poi c’è la società che rema contro.


D.: Questo è un po’ il dilemma di molti perchè il tempo è limitato e chiaramente bisogna poi anche fare delle scelte. Scegliere significa anche tagliare a volte. In ogni caso mi sento di dire che l’eccesso di delega verso i nonni non crea sicuramente un senso di sicurezza nei nostri figli perchè questo fa pensare loro, su un livello poco consapevole ma più emotivo, che non sono tanto desiderati. Quindi facciamo attenzione a quanto tempo noi deleghiamo l’educazione dei nostri figli ai nonni.


I.: Quindi Lei consiglierebbe di preferire una scuola a tempo pieno piuttosto che lasciarli ai nonni sempre. Come si fa? Perchè se i genitori devono lavorare come si equilibra questo aspetto?


D.: Tentando a tutti i costi di ricavarsi del tempo da passare con loro, ad esempio i fine settimana o la sera anche se si è stanchi è meglio investire due ore da stanchi sui figli piuttosto che lasciarli ai nonni.


IL BULLISMO: UNA DELLE DIFFICOLTA’ DA AFFRONTARE DELL’ESSERE GENITORI


I.: Allora, visto che questa società si complica, non c’è da sottovalutare il fenomeno del bullismo che forse abbiamo vissuto un po’ tutti perchè il bulletto c’è sempre stato. Alcuni dati: un ragazzo su cinque ha difficoltà a relazionarsi con la famiglia ed è qui che si può insinuare il bullismo, cyber-bullismo, social-bullismo…E poi vediamo i suicidi di questi ragazzini.


D.: Sì, ci sono questi dati. Il riconoscimento del limite sta mancando molto, quindi l’assenza di una figura genitoriale più normativa che a volte fa bene alla salute dei figli perchè questo gli farà bene anche da adulti, quando sapranno riconoscere e fronteggiare i limiti. Nel caso del bullismo, ora c’è un riflettore enorme su tutta questa questione: c’è un po’ di assenza di alcune figure genitoriali, magari il padre, o ci sono situazioni familiari complesse alle spalle. Il bullismo non nasce mai da una famiglia che tutto sommato funziona bene. Nasce da una situazione di disagio che non si è potuta manifestare diversamente o non è stata colta in tempo. Si arriva al sintomo, ma il sintomo ci dice che ormai il disagio è abbastanza forte e lì si può aggiustare la questione. Proviamo a prenderla molto prima.


LA GESTIONE DELL’ANDAMENTO SCOLASTICO


I.: Allora siamo in conclusione di questo anno scolastico; i bambini hanno studiato tanto ed affronteranno gli esami. C’è un consiglio che possiamo dare ai genitori?


D.: Io direi, regaliamo loro la serenità di fare le tappe della vita provando a partire da noi stessi, cercando di arrivare alla serenità in casa che loro assorbiranno. Poi ovviamente i più grandi avranno l’ansia degli esami, che è normale. Come genitori non ci spaventiamo, è anche un modo per i figli di misurarsi. Bene che arrivino gli esami, d’altronde la scuola è anche basata su questo.


I.: Senta, funziona sempre il premio di fine anno?


D.: Sì, purchè sensato, non esagerato. Qualcuno tende a creare un momento troppo elevato. Il vero premio è la conquista dell’essere adulto quindi passiamo questo messaggio.


I.: Abbiamo capito il messaggio. Noi siamo al termine di questa trasmissione. Ringrazio davvero molto il nostro neuropsicologo e psicoterapeuta dott. Michele Canil.


D.: Grazie a voi.

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